domenica 4 agosto 2019

Recensione: Possessione di Roberta Melli


Casa Editrice:  Leone editore
Genere: Giallo, Thriller 
Pubblicazione: 27 giugno 2019    
Pagine: 301
Voto:

Isabella, medico psichiatra, e il suo compagno Sergio, entomologo forense, si trovano coinvolti nella stessa indagine che vede feroci assassini seriali terrorizzare gli abitanti di Trento, emulando le gesta di una banda che uccideva nella stessa zona trent'anni prima. Nell'ospedale in cui lavora Isabella, intanto, una bambina apparentemente posseduta mina le certezze dei medici: anche la scienza vacilla di fronte al fascino illusorio del paranormale. Come parti di una clessidra vicine e speculari tra loro, le due anime di questo romanzo si scambiano continui e oscuri rimandi, attraverso la porta stretta da cui il male entra nelle nostre vite per rovesciarle. E lì, stretti in quel nodo, Isabella e Sergio rischieranno di perdere qualsiasi certezza nella fede e nella virtù.
Roberta Melli non delude mai, e cosi pure il suo nuovo libro Possessione! Un thriller appassionante e coinvolgente dal sapore un po’ occulto e misterioso!
La protagonista è Isabella, ma ogni personaggio ha un carattere ben definito e particolare, il che rende il libro molto vivido!
In questa storia, del tutto originale e particolare, delitti e crimini si mescolano a possessioni e misteri a dare origine a una trama a cui è impossibile non appassionarsi immediatamente!
Tutto in questo libro gira intorno alla psiche umana, continuo mistero e abisso inesplorato… 
    

Isabella dovrà sfruttare tutte sue conoscenze da psichiatra per risolvere il mistero della bambina che ha in cura, ma spesso la conoscenza medica non basta e si troverà ad affrontaresituazioni che metteranno la sua razionalità a dura prova!
In parallelo abbiamo la storia di Sergio, marito di Isabella, che insieme alla polizia segue le tracce dei feroci assassini che stanno terrorizzando Trento.
Questo libro ha accompagnato la mia estate, tenendomi col fiato sospeso fino alla fine!
Come sempre, dai libri di Roberta traspaiono le sue passioni e i suoi interessi, in questo caso l'interesse per la psicologia e l'entomologia. Questo è proprio ciò che rende i suoi libri unici e coinvolgenti, perchè nei suoi libri ci mette tutta se stessa...che sia questa la vera chiave per creare il romanzo perfetto?


lunedì 3 giugno 2019

Recensione: Tutto l'infinito del cielo di Angela Contini


Casa editrice: Newton Compton Editori
Genere: Rosa
Pubblicazione: giugno 2016
Pagine: 217
Voto:

Jordan Peterson è un ricco rampollo che gestisce l’azienda di famiglia, cercando di salvarla dal fallimento a seguito della crisi. Tra gli investimenti in cui Jordan si lancia, c’è un beauty center che vorrebbe aprire al posto della pasticceria della bella e ribelle Mackenzie Morgan, chioma rosso fuoco e cuore irlandese. La ragazza non ha alcuna intenzione di perdere il lavoro per un capriccio di Jordan, così si fa incatenare alla porta della pasticceria per impedirne la chiusura. Quando Jordan arriva sul luogo della protesta, litiga subito con Mackenzie. I due, infatti, sembrano proprio non riuscire ad andare d’accordo, ma dovranno mettere da parte la reciproca antipatia per trovare una soluzione. E il modo migliore per affrontare i loro problemi potrebbe essere proprio la dolcezza…


Buongiorno lettori, oggi siamo qui a parlare di un libro che appena ho visto in libreria mi ci sono fiondata, ho terminato velocemente la lettura che avevo in corso per leggere il libo, e ne sono rimasta abbastanza delusa. Il libro in questione è tutto l’infinito del cielo. Rimasta affascinata dai due libri delle serie già letti in precedenza non potevo che aspettare di innamorarmi anche di questo, e invece no.
Per i miei gusti l’ho trovata una storia molto banale, semplice e scontata. Abbiamo nostri due protagonisti, Jordan e Mackenzie, che fin dal loro primo incontro non si sopportano, ma si intuisce all’istante che si attraggono.  Della scrittrice mi ha sempre conquistato la capacità di dare tante sfaccettature ai protagonisti, di non rendere mai un romance banale, di creare un problema serio ( e ripeto Serio) alla loro relazione impossibile. In questo romanzo non accade nulla di tutto ciò.
Abbiamo Jordan prototipo del protagonista maschile, single bello da morire, a capo di un’azienda, ricco e molto molto arrogante. Lui è in una situazione che gli sta un po' stretta, deve dirigere l’azienda di famiglia per assecondare i suoi genitori privandosi di perseguire i suoi sogni. Azienda che sta andando verso il decollo se non riuscirà a riattivarla con idee nuove.
Poi abbiamo lei, Mackenzie la nostra protagonista femminile, che al contrario di Jordan, persegue il proprio sogno di diventare una cioccolatiera. Possiede, o meglio possedeva, una cioccolateria fin quando proprio Jordan non la sfratterà per costruire una Beauty Center, ma lei sa conquistare e ammaliare tutti con i suoi preziosi cioccolatini.
Allora questi erano i due protagonisti se di Jordan posso capire certe paure, e certe scelte di Mackenzie non salvo nulla. Una protagonista che non ho proprio sopportato. Dalla seconda pagina non fa che sbavare dietro a Jordan, il novanta percento delle volte è lei a provarci e poi lo tratta da stronzo. Poi non mi è piaciuto per nulla il discorso dei cioccolatini, ok che saranno buoi ma smuovere un’intera azienda, farti dare un compenso che neanche a Knam, mi sembra esagerato.
Jordan invece mi è piaciuto un po' di più, molto contraddittorio, ma anche per motivi che possono essere reali. Giovane ma con un peso enorme sulle spalle, vuole accontentare i genitori, essere il loro figlio ideale sacrificando sé stesso e le sue passioni. Per la sua azienda dà il cuore, arrivando a pagare lui stesso i dipendenti prima arrivare al licenziamento. Ecco forse avrei voluto vedere un po' di più il lato umano, sensibile del ragazzo e non quello arrogante di facciata.
Insomma, la storia d’amore non mi ha proprio colpita, è molto semplice da intuire, la storia che ha come sfondo me la spettavo più intesa. Di solito i romanzi di questa autrice li consiglio a tutti, questo devo dire che lo consiglio agli appassionati del rosa perché è un romanzo rosa, senza quel qualcosa che lo contraddistingue. 



mercoledì 22 maggio 2019

Recensione: Trappola per topi di Agatha Christie


Casa editrice: Mondadori
Genere: Giallo
Pubblicazione: 1 edizione settembre 1982
Pagine: 145
Voto:



Cinque strani clienti e i proprietari sono isolati in una locanda. Tra loro si nasconde un assassino psicopatico che ha già ucciso una persona a Londra. Ma sotto quale travestimento si maschera l'assassino? Ciascuno dei presenti sembra avere qualcosa da nascondere. Toccherà al sergente Trotter, inviato sul posto, risolvere l'enigma


Buongiorno lettori, oggi partecipo pure io alla rubrica del Martedì con delitto, per parlavi di uno dei più famosi romanzi della Christie, vale a dire trappola per topi.
Ho letto questo libro durante la Red-a-thon che ho affrontato nel periodo di Pasqua. Devo dire la verità fin che non ho aperto il libro non sapevo che si trattasse di una commedia teatrale. Con il termine commedia si va ad indicare un tipo di spettacolo teatrale molto in voga negli anni 60 in Inghilterra, che però la scrittrice reinterpreta a modo suo inserendo in questi racconti sempre il tema giallo, ma alleggerito da parti leggermente più comiche.
Alcune delle opere sono state prima scritte sotto forma di romanzo e poi adattate per il teatro. Altre, tipo questa, nascono proprio come sceneggiature teatrali, la più famosa di tutti è sicuramente Dici piccoli indiani. (che ora devo assolutamente leggere!!)
Fatta questa introduzione avrete capito che ovviamente non posso analizzarlo come un romanzo, ma devo prendere in considerazione aspetti diversi. Innanzi tutto non abbiamo una storia molto lunga e quindi si arriva velocemente alla conclusione.
Secondo punto per me molto importate da tenere in considerazione, essendo un opere teatrale non abbiamo modo di capire i pensieri dei personaggi. Io personalmente ho solo letto romanzi con protagonista Poirot, mi sono abituata a seguire i suoi ragionamenti, le sue indagini, ad ascoltare le sue piccole domande che sembrano innocue ma che sono molto interessanti. Qui ovviamente non c’è nulla di tutto ciò. Sia perché non c’è il mio amato investigatore belga, sia perché essendo una commenda si basa molto di più su movimenti, azioni, espressioni e luoghi dove si trovano i personaggi.
La commedia si svolge nella locanda dei coniugi Ralston, dove alloggiano cinque strani clienti. Tra di loro si nasconde l’assassino che ha già ucciso qualcuno a Londra e ora sta per avvenire un altro omicidio. Bloccati da una tempesta di neve, nessuno può fuggire e tutti inizieranno a domandarsi chi sia l’assassino finendo a dubitare persino delle persone che conoscono da sempre.
La storia che ci viene raccontata è collegata ad un fatto passato che ha toccato, anche se in modi diversi, tutte le persone presenti nella locanda. Devo dire che questo non mi è piaciuto perché non viene spiegato molto bene. Se mi colleghi un fatto che sta accadendo ora, ad un affatto avvenuto nel passato mi devi spiegare bene il fatto accaduto nel passato, se no io lettore non capisco nulla. Alla fine della commedia avremo tutte le spiegazioni ma nel mezzo non ci capisci molto.
Essendo molto breve i personaggi mi sono scivolati addosso, caratterizzati diversamente uno dall’altro come è solita fare la scrittrice, ma non ho avuto modo di farmeli piacere particolarmente.
Parte interessante è la port fazione del libro. Dove ci vengono spiegate molte cose, ed è molto più comprensibile anche la commedia. Non ci viene solo spigata questa commedia ma un po' tutto il mondo delle commedie gialle e dello stile della Christie.
Quella parte l’avrei sottolineata tutta! Si parte dal teatro della scrittrice, a come creare suspence, all’argomento legato alla famiglia presente in molte opere, a come influisce l’essere isolati in un romanzo giallo. Quest’ultimo punto mi ha colpito molto perché spiega quelle piccole sezioni che percepisce anche il lettore sapendo che i personaggi sono in un luogo (esempio la locanda o un treno) da dove non possono fuggire e dove nessuno può arrivare.
Nella post-fazione ci viene anche spiegato come sia diverso intrattenere il pubblico per quanto riguarda un romanzo, quindi una lettura, o uno spettatore visivo quindi cinema o teatro. Abbiamo molte meno parti inutili nel cinema o teatro, l’ambientazione la descrizione fisica dei personaggi si intuisce guardando, mentre in un libro deve essere descritta in ottimo modo per farla comprendere al lettore.
Ora mi rimane da dirvi di recuperare la commedia e leggerla, perché se solitamente amate la Christie qui la adorerete. 

mercoledì 15 maggio 2019

Recensione: La regina del nord di Rebecca Ross

Casa editrice: Piemme
Genere: Fantasy
Pubblicazione: 16 ottobre 2018
Pagine: 370
Voto:

Regno di Valenia, 1566. Sono passati sette anni dall'arrivo di Brianna nella prestigiosa Magnalia, la scuola per giovani prescelte che ambiscono a perfezionare la propria vocazione ed essere adottate da un patrono. Brianna però è l'unica allieva a non aver mai mostrato doti particolari e, se non fosse stato per l'enigmatico maestro Cartier, non avrebbe trovato la sua vocazione tra Arte, Musica, Teatro, Eloquenza e Sapienza. Ma alla cerimonia finale, il peggior timore della ragazza diventa realtà, e Brianna rimane l'unica senza un patrono. Ancora non sa che dietro allo spiacevole imprevisto si cela la sua più grande fortuna. Lo scoprirà solo quando un misterioso nobile - troppo esperto con la spada per essere un semplice protettore - la sceglierà. Brianna si troverà allora dentro un vortice di intrighi e piani segreti per rovesciare il re e ripristinare sul trono l'antica legittima monarchia, tutta femminile. Perché ci fu un tempo in cui sul Nord regnavano le regine. Ed è ora che quel tempo ritorni.



Buongiorno amici lettori, eccomi finalmente tornare con un fantasy. Era da un po' di tempo che non leggevo fantasy, diciamo da dopo la grande delusione del Il Sognatore.  Devo dire che ho trovato un bellissimo libro per farmi riavvicinarmi al genere.
Vi dico già che non è un libro perfetto, ha le sue pecche, i lati prevedibili ma tutto sommato mi ha rapita e le quasi 400 pagine sono volate in pochi giorni.
Il libro ci trasporta in un’epoca assai lontana nel 1566 in Valenia. Devo dire che dai nomi e dai paesaggi descritti presumo si possa collocare in un attuale Francia. La storia parte da una prestigiosa scuola per giovani ragazze che studiano una determinata arte per venire scelte da un patrono. La nostra Brianna viene accettata in questa Scuola non proprio per le sue doti in un’arte, anzi lei stessa faticherà per trovare la sua strada, ma per il nome di suo padre. Un padre che Brianna non conosce, non ha mai visto e anzi di cui non sa nemmeno il nome. Sa solo una cosa di suo padre, abita nel Regno del Nord, in Maevania. Nella prima parte del racconto ci viene mostrata la vita di Brianna, una ragazza normale all’età di diciassette anni, ci viene spiegato come funziona la sua scuola e come le sei ragazze sino molto unite tra di loro.
Nella vita di Brianna però c’è sempre aperto un dubbio, un qualcosa che nessuno le ha mai spiegato, chi è suo padre? Lei stessa è molto affascinata da tutto quello che riguarda la Maevania, le tradizioni diverse, gli usi e i costumi diversi, e la potenza delle donne in quel Regno. Esso infatti è sempre stato governato da Regine fin che un Re non ha rubato il potere, al casato che regnava. Per rimettere sul trono una regina occorrerebbe una guerra, ma senza la Pietra di Evanteline è impossibile. Questa pietra è dotata di poteri magici ed è l’unica cosa che può fare cadere l’attuale Re, ma la pietra non è mai stata più vista.
Un giorno mentre è a Magnaia, Brianna sfoglia un libro imprestatogli da Cartier, il suo professore, e le capita una cosa molto strana, si connette con i pensieri e le azioni di un suo antenato ed è proprio lui che sa dove si nasconde la pietra di Evanteline.
Da qui in poi non posso dirvi molto se non che troverete molti intrighi politici e famigliari. La storia come avevo detto è a tratti banale. La nostra protagonista ha una capacità particolare è molte cose dipendono da lei. Però mi è piaciuto come si svolge il tutto. I personaggi sono caratterizzati in un bel modo, anche se tendono ad affezionarsi troppo velocemente. Quando Brianna troverà un patrono, lui dal primo instante la tratta come se fosse la figlia di sangue, e a me sembra esagerato.
Una parte che ho adorato sono gli intrighi politici, tante volte semplici ma efficaci. Su questo punto non posso dirvi nulla tranne… saltate le prime pagine del libro dove vengono elencate le dinastie dei casati!! Ci sono spoiler enormi!!
All’interno del libro c’è anche una storia d’amore, un amore che si può percepire fin da subito. Non sono impazzita ne gioia né di dolore è una parte di storia che mi è stata molto indifferente.
 Ho invece ammirato come si distinguono i due regni. In uno la donna è guerriera al potere, nell’altro è “oggetto” dell’uomo. In uno bisogna mangiare sempre composti, fare riverenze e farsi servire a tavola, nell’altro si mangia tutti assieme, un vassoio in mezzo alla tavola e ci si divide il cibo. Molto bello che questa distinzione la troviamo anche nella caratterizzazione dei personaggi.
 Devo però dire che questo libro è perfetto così e anche se il secondo si trova solo in inglese non so cosa ne potrebbe uscire, visto che la storia è praticamente conclusa. 



giovedì 11 aprile 2019

Recensione: La famiglia Winshaw di Jomathan Coe

Casa editrice: Feltrinelli
Genere: narrativa
Pubblicazione: 24 ottobre 2014
Pagine. 478
Voto: 


Un romanzo, in cui l'io narrante - lo spaesato scrittore Michael Owen - si muove fra la propria storia di illusioni e trame adolescenziali, di ambizioni azzoppate e di amori frustrati, e quella di una famiglia di rapaci dominatori, gli Winshaw. Saldamente insediati ai posti di comando della finanza e della società inglesi, i componenti della famiglia Winshaw incarnano il delirio di potere che ha segnato gli anni di Margaret Thatcher, portando l'Inghilterra allo sfascio.



Nuovi amori e come incontrarli! Buongiorno lettori, oggi vi parlo di un libro, e particolarmente di un autore – scoperto grazie a uno dei tanti gruppi di lettura a cui partecipo – del quale mi sentirete parlare molto. Perché? Perché è semplicemente un genio, un artista, uno scrittore di quelli con la S maiuscola! E io mi sono follemente innamorata di lui.


Il suo stile di scrittura è intenso e penetrante, ma allo stesso tempo leggero e scorrevole. Ti cattura. La struttura di questo libro è molto accattivante, cosa che ho apprezzato maggiormente, e soprattutto cosa che esalta ancora di più la sua genialaggine! È il primo libro che leggo di questo autore – ma ne ho già finiti altri 2 e comprati almeno 3 – e sono veramente ammaliata dalla sua bravura. Coe sfrutta la storia, il suo teatrino, per parlare, e quasi denunciare, fatti di cronaca e spesso volentieri di politica. Costruisce una satira molto sottile che ti sbalordisce.


Questo libro, come si capisce dal titolo, parla appunto della famiglia Winshaw – no, ho controllato, non esiste realmente – e attraverso tutti i suoi componenti tesse le fila per un romanzo straordinario. Abbiamo interi capitoli dedicati a un personaggio – tutti ovviamente ai vertici della finanza/politica/società – inframezzati a capitoli passati e attuali di uno scrittore, Michael Owen. Scrittore contattato per scrivere un romanzo proprio su questa meschina famiglia.



L’originalità di questo romanzo non sta solo nella scrittura e nei temi raccontati, ma soprattutto nella struttura. Troviamo capitoli elaborati in maniera molto diversa fra loro, in quanto si tratta quasi di un libro dentro a un libro. Sono appunti veri e propri che Owen prende durante gli anni per la stesura del suo romanzo, ma non solo. Sono scritti tutti in maniera diversa, alcuni discorsivi, altri con date e personaggi tutti asteriscati con notine a piè di pagina. Insomma quello che può sembrare un accozzaglia di stili, e inizialmente disorientare, risulta invece essere il punto forte di questo libro. Pagina dopo pagina non si può far altro che amare tutto questo.


Non mancano di certo i colpi di scena e gli intrighi, il giusto mix collocato al punto e al momento giusto. Insomma un libro con tutti gli ingredienti per colpire il cuore del lettore. Non posso quindi far altro che consigliarvelo, e darvi appuntamento alla prossima tappa del “CoeFanClub”! 😂😂


Ps: altra nota di merito da aggiungere a quanto detto fin ora → il libro cartaceo è veramente stupendo, molto maneggevole e comodo, e oltretutto lo potete trovare in “edizione economica” per soli dieci euro. Un affare insomma!
Vi ho convinto?







lunedì 8 aprile 2019

Recensione: Favola blu di sonia Perin


Casa Editrice:  You can print
Genere: Fantasy, Biografia
Pubblicazione: 22 gennaio 2019
Pagine: 82
Voto:

Principessa Bubu ha vissuto su questa terra. Era una bellissima ragazza con la Fibrosi Cistica.
Trasformata in una favola la sua vita si svolge tra castelli e i Maghi di Monte Veron. Nella realtà Monte Veron è il centro per la Fibrosi Cistica di Verona. E i maghi sono i medici che l’hanno curata. Lei vive la sua vita cavalcando cavalli alati che la portano in paesi dove spera di vincere la sua malattia. Le sue amiche diventano principesse che le stanno vicine nella sua lotta. A Monte Gamo, Bergamo, si prepara per il trapianto di fegato e polmoni. La vittoria sulla morte sembra vicina, ma il destino ha deciso in maniera diversa. Verso la fine la favola si confonde con la realtà e Bubu torna a essere Barbara, una figlia amata da una mamma che le sta sempre vicina. L’ultimo giorno ritorna favola, quando le Fate incombono e vogliono strapparla dalle braccia di Regina.
La principessa Bubu è afflitta da una grave malattia, lo stile è molto diverso dai soliti libri, con frasi breve e ad impatto che a tratti sembrano quasi un poesia, diretta e armoniosa.

Storie di una vita difficile e complicata, vengono tramutate in una fiaba dal sapore medievale. 
Di solito si dice in questi casi che il finale della storia è commovente ma in questo caso tutto il libro riesce a toccarti nel profondo. Questo perché si percepisce che l’autrice ci ha messo tutta se stessa nel raccontare quella che di sicuro è la storia più importante della sua vita.
Il libro è davvero toccante, ci insegna a non arrenderci mai, a guardare al futuro portando però tutti i dolori del passato con noi perché sono proprio quelli e darci la forza per affrontare le nuove sfide che ci attendono. 
 
E' una lettura indubbiamente piacevole ma vi sfido a finire il libro senza versare una lacrima... Consigliatissimo se cercate una lettura breve ma in grado di toccarvi il cuore!