mercoledì 8 aprile 2020

Recensione: La Nube purpurea di M.P. Shiel


Casa Editrice: Mondadori
Genere: Distopico
Pubblicazione: 1901/2020
Pagine: 312
Voto: 


Un vapore mortale - dall'inquietante luce purpurea e dall'inebriante profumo di fiori di pesco - spazza il mondo e annienta tutte le creature viventi. Rimane un unico uomo, Adam Jeffson, medico, reduce da una missione esplorativa nell'Artico. Come un Robinson Crusoe apocalittico, Adam inizia la sua epopea per la sopravvivenza. Ma, a differenza di Robinson, non è relegato su un'isola: a sua disposizione ha l'intero pianeta, un mondo silenzioso e devastato. E se l'eroe di Defoe faceva ricorso a tutte le più sottili doti del raziocinio e dell'intelligenza, Adam sprofonda invece nella follia, passando per i deliri e le allucinazioni della solitudine più profonda. Tuttavia una lucidità visionaria si fa lentamente strada nella sua mente, ed egli diventa infine consapevole che la sua sopravvivenza non è casuale e che il suo destino - e quello della razza umana - fa parte di un piano più vasto. Pubblicato agli albori del Ventesimo secolo, "La nube purpurea" è riconosciuto come uno dei grandi capolavori della fantascienza: un grandioso racconto emblematico dei più sinistri incubi novecenteschi, ma anche un'epica vicenda di rovina e rinascita, fine e principio.


Buongiorno lettori, oggi sono qui per parlavi de “ La nube Purpurea” di M.P. Shiel
Questo è un libro di genere distopico, scritto all’inizio del 900’, ma che a mio parere rispecchia molto bene anche la società di oggi.
Il libro parla di Adam, che al ritorno di una spedizione per il Polo, scopre che tutto il mondo è morto avvelenato da una nube. Il nostro protagonista si ritrova così da solo, con l’intero pianeta a disposizione.
Il romanzo parte con Adam, un medico, amico di una selezione di persone che partirà per una spedizione verso il Polo, luogo della terra che non è stato ancora visto da nessun uomo. Dopo una serie di varie circostanze, il medico che doveva partire viene trovato morto e quindi Adam prenderà il suo posto in questa missione quasi impossibile.  Ci viene inoltre detto che sono partite molte spedizioni per il Polo, ma che mai nessuna è riuscita.
Adam parte così, insieme ad altre persone, con la Boreal nave che li condurrà verso il Polo. Con la nave possono arrivare fino ad un certo punto, poi dovranno continuare a piedi, con i cani da slitta. Adam non doveva neanche essere su quella nave, così come all’inizio non dove essere tra le cinque persone che partivano a piedi per il polo. Durante il percorso verso il Polo il nostro protagonista inizia a cambiare, fin che arrivati vicino al Polo, lascerà i suoi compagni per raggiungere a destinazione da solo. Una volta arrivato rimane sconvolto da ciò che vede e così decide di intraprendere il percorso per tornare alla nave. Nel mentre passano gli anni, diversi anni, e lui sempre da solo con le sue forze, e le sue conoscenze riuscirà ad arrivare alla nave, ma scoprirà una cosa terribile, sono tutti morti. La cosa stana è che sembrano morti facendo le solite attività, come se a morte fosse stata una morte improvvisa. Una volta riuscito a riavviare la nave perseguirà verso l’Inghilterra trovando durante il suo cammino navi e imbarcazioni devastate dalla morte. Tutto intorno a lui ha le sembianze della morte, ma la speranza è la terra ferma. Una volta raggiunta la terra ferma il suo timore diventa realtà e pian piano capisce che l’intera terra è stata sterminata da una nube e lui è l’unico rimasto in vita. Una volta arrivato a questo punto sarà un viaggio per l’intera terra e dentro se stesso.
Il libro mi è piaciuto davvero molto, è sicuramente un libro molto introspettivo, e con molti punti di riflessione.
Lo stile è molto fluido, anche se scritto nel 900, non presenta molti dialoghi il testo ben si tante descrizioni. Solitamente non amo molto le descrizioni, ma in questo libro le ho trovate perfette. Mai troppo eccessive, sempre descrizioni giuste, riuscivo sempre ad immaginare dove fosse il protagonista, cosa stesse osservando, e cosa stesse provando. Infatti, anche dal lato caratteriale ho trovato scritto il testo molto bene. Solo nella parte centrale del libro l’ho trovato un po' ripetitivo, ma forse è proprio l’intento dell’autore, in quanto il protagonista più va avanti, più trova morte e desolazione ed inizia a rassegnarsi.
Il finale mi ha sorpreso, devo ammettere che per tutto il tempo ho pensato che finisse in un modo, invece poi cambia completamente.
La parte psicologica di Adam l’ho adorata. Vediamo come cambia lentamente, scivolando pian piano nella follia, perché essere solo sull’intera terra non mi sembra proprio così tanto bello, facendo finta con sé stesso di non stare impazzendo.
Mi è piaciuto molto quando verso metà libro decide di costruire qualcosa, perché non l’ho vedrà mai nessuno se non Dio.
Leggere questo libro in questo momento storico mi ha fatto capire quanto l’animo umano resta sempre uguale, nonostante i progressi del mondo. Vediamo la gente che sa che sarà colpita dalla morte cercare di scappare, fuggire in capo al mondo per cercare di sopravvivere. Ecco difronte alla paura della morte la descrizione che Shiel in un libro scritto più di 100 anni fa è la stessa descrizione che una qualsiasi persona può dare oggi.
Infine, per chi è amante del genere questo sarà un grande classico, mentre per chi si approccia sarà una bellissima scoperta del genere distopico.

martedì 3 marzo 2020

Recensione: é un problema di Agatha Christie


Casa Editrice: Mondadori    
Genere: Giallo
Pubblicazione: 1981/2018
Pagine: 212
Voto:

Aristides Leonides, ultraottantenne miliardario di origine greca, ha da poco sposato una giovane di umili origini, Brenda, nonostante la feroce opposizione di tutta la famiglia, costituita da figli, nuore, nipoti e dalla sorella nubile della prima moglie. Quando Aristides muore, perché qualcuno ha sostituito l'insulina contenuta in una fiala con una sostanza letale, la famiglia Leonides unanime punta il dito accusatore contro Brenda e contro Lawrence Brown, il precettore dei nipoti sospettato di avere una relazione con Brenda. Anche la polizia non trascura questa traccia, ma sembra che le indagini non riescano a fare piena luce sulla vicenda: la famiglia Leonides comincia a temere di essere costretta a vivere costantemente con la certezza che un suo componente é un assassino, quando... Pubblicato nel 1949, questo romanzo nel quale non compaiono i tradizionali protagonisti della Christie, é sempre stato considerato dall'autrice come il suo preferito.

Buongiorno lettori, eccoci arrivati alla seconda tappa della #readchristie2020. Per questo mese bisognava scegliere un libro amato dalla scrittrice, ovviamente tra i suoi scritti, e io ho scelto è un problema.
Attirata principalmente dalla trama e anche dal fatto di leggere una storia senza il celebre investigatore, mi sono buttata sulla lettura che non mi ha entusiasmato più di tanto.
La trama in sé era anche interessante, un ottantenne con molti soldi, sposato da poco con una ragazza giovane, e una famiglia che per l’omicidio del capo famiglia incolpa la novella sposa. Una famiglia un po' sbilenca come la casa in cui abitano. Io personalmente ho sentito molto l’assenza dell’investigatore Poirot, mi sono mancate le battute e la sottile ironia. Il protagonista del romanzo è un giovane ragazzo, promesso sposo della nipote di Aristides, padre di un poliziotto che verrà posizionato nella casa con lo scopo di scoprire il più possibile sulla famiglia per smascherare il colpevole.
A differenza di molti romanzi della Christie, in questo non sono riuscita ad empatizzare con nessuno dei personaggi. Solitamente mi sento parte della storia, mentre qui mi sembrava di essere una spettatrice esterna, e forse per questo motivo non sono riuscita ad apprezzare a pieno il romanzo.
Il colpevole indubbiamente mi è piaciuto. Nel pieno stile della Christie, che mi ha stupito, anche se con un movente un po' debole.
Non è una tra i migliori romanzi della Christie, ma l’ho comunque apprezzato, ed è riuscita ad ingannarmi lo stesso facendo dubitare di quasi tutti i componenti della famiglia.
Insomma, una lettura buona, ma non ottima consigliata a chi si è già approcciato all’autrice.


venerdì 28 febbraio 2020

Recensione: Follia di Patrick McGrath

Casa Editrice: Adelphi
Genere: Narrativa
Pubblicazione: 1996/2012
Pagine: 296
Voto: 

Una grande storia di amore e morte e della perversione dell'occhio clinico che la osserva. Dall'interno di un tetro manicomio criminale vittoriano uno psichiatra comincia a esporre il caso clinico più perturbante della sua carriera: la passione tra Stella Raphael, moglie di un altro psichiatra, e Edgar Stark, artista detenuto per uxoricidio. Alla fine del libro ci si troverà a decidere se la "follia" che percorre il libro è solo nell'amour fou vissuto dai protagonisti o anche nell'occhio clinico che ce lo racconta.

Buongiorno lettori, oggi sono qui per parlavi di un libro che mi ha catturato e di cui mi sono innamorata, vale a dire Follia di Patrick McGranth. Questo libro sostava da molto nella mia lista, ma per un motivo o per una altro ho sempre rimandato e ora mi chiedo il perché!! È un libro stupendo!
Il racconto è ambientato in Inghilterra nel 1959 e racconta la storia tra Stella e Edgar, una storia di un amore tormentato, di passione e di follia. Lei moglie di uno psichiatra, quindi donna di un certo livello nella società, sempre presente per il marito e con un figlio da crescere. Lui paziente psichiatrico, ha già maltrattato donne, arrivando ad ucciderne e squartarne una. La storia ci viene narrata da un amico di Stella, nonché psichiatra di Edgar. Il narratore è una persona competente nel campo psichiatrico e che conosce i nostri due amanti in modo intimo, ma li sa anche analizzare da un punto di vista professionale.
In questa storia mi ci sono immersa completamente uscendone turbata, innamorata e conquistata. Ho provato empatia verso i due protagonisti in certi momenti, mentre in altri mi sono ritrovata a odiarli, loro e le loro follie.
Devo dire che io mi sono sempre aspettata una storia che si svolgesse all’interno di questa struttura, invece per la maggior parte del racconto siano in luoghi diversi, non celle da malati, o studi di dottori come mi immaginavo e devo dire che mi ha sorpreso in positivo. La cosa che mi ha fatto innamorare oltre la storia è stato lo stile di scrittura. Scorrevole, fluido e mai troppo pesante. L’autore usa termini forti e tecnici dove c’è ne bisogno mentre lascia un po' più all’immaginazione o raggira termini laddove non necessita un termine o un’azione specifica. La storia ci viene narrata in un modo molto distaccato, anche se alla fine si scopre che la follia non è così distaccata dal nostro psichiatra.
Se devo trovare un difetto dico che il romanzo parte subito e che quindi per il lettore le prime 20/30 pagine sono un po' confusionarie. Non abbiamo una breve introduzione ma veniamo catapultati in questo turbinio di amore e passione.  Personalmente questo libro l’ho trovato praticamente perfetto, passione e pazzia allo stesso tempo, un amore malato, morboso, un bisogno di evasione. Io amo i libri che parlano di malattie mentali e qui ci sono molti elementi su cui giocare. Un amore malato, perverso, ma che in qualche modo riusciamo a capire. Da parte di Stella un bisogno di evasione da una vita che le sta stretta, una malattia mentale nascosta, sepolta sotto le spoglie di una donna per bene.
In Edgar una malattia persistente che non guarisce, ma che riesce a nascondere molto bene. Io da lettrice ho quasi sperato che lui fosse diverso, che per amore cambiasse ed invece è una mente troppo malata e ha ingannato pure me.
Detto questo è un libro che consiglio soprattutto a chi ama il genere in cui si parla di malattie mentali, ma lo consiglio anche a quelli che si vogliono approcciare al genere, perché secondo me è un mix di tante tematiche in un modo perfetto. 

mercoledì 19 febbraio 2020

Recensione: La piccola farmacia letteraria di Elena Molini

Casa Editrice: Mondadori
Genere: Narrativa
Pubblicazione: gennaio 2020
Pagine: 273
Voto:

A volte il treno dei sogni passa prima che tu riesca a raggiungere la stazione. Allora hai due possibilità: guardarlo andare via per sempre, oppure percorrere quel binario a piedi e continuare a rincorrere i tuoi desideri. E così decide di fare Blu Rocchini - sì, proprio Blu, come il colore -, che vive a Firenze insieme ad altre tre ragazze, tutte più o meno trentenni, tutte più o meno alle prese con una vita sentimentale complicata. Blu ha un sogno: lavorare nel mondo dei libri. Ci ha provato con una breve esperienza in una casa editrice specializzata e, ancora, in una grossa catena di librerie. Poi la decisione: aprire una libreria tutta sua. Ma la vita è difficile per una piccola libreria indipendente... finché Blu ha un'intuizione: trasformare i libri in "farmaci", con tanto di indicazioni terapeutiche e posologia, per curare l'anima delle persone. Nasce così la Piccola Farmacia Letteraria, che si rivela subito un grandissimo successo. Peccato che ora Blu abbia altro per la testa: come fare a ritrovare il meraviglioso ragazzo che sembra uscito dalle pagine del "Grande Gatsby" e con cui ha trascorso una serata indimenticabile, ma al quale non ha chiesto il numero di telefono? Blu scoprirà che i sogni, a volte, sono molto più vicini di quanto si possa immaginare. Basta saperli riconoscere.



Buongiorno lettori, oggi siamo qui per parlare di un libro uscito a gennaio per Mondadori, che ringrazio come sempre per la copia digitale del libro. Il romanzo in questione è la piccola farmacia letteraria di Elena Molini. La storia mi è sembrata avvincente dalla trama e devo dire che quello che mi ha conquistato è stata proprio questa farmacia letteraria, questo modo di consigliare e vendere libri come se fossero medicine. Il problema è che questa è l’unica parte del libro che mi è piaciuta. Lo scopo del libro a mio parere è stato quello di raccontare di questa farmacia, che realmente esiste, e in questa parte è anche ben riuscito, il problema avviene su tutto il resto del libro. Come contorno abbiamo la vita di Blu, una ragazza sui trent’anni che vive insieme alle sue amiche, tutte più o meno coetanee, e con una vita sentimentale un po' burrascosa. All’inizio del libro è anche abbastanza semplice rispecchiarsi nella nostra protagonista, una vita piuttosto comune, amici, famiglia e un lavoro precario. Blu ha deciso di aprire questa piccola libreria che dopo un mese sembra già arrivata alla chiusura, visto le poche vendite, fin che non arriva questo ragazzo, che conquista subito la nostra protagonista e che le fa venire l’idea di questa farmacia letteraria. Blu e “Gatsby”, così soprannominato da lei, escono e passano una serata stupenda, ma poi lui svanisce nel nulla. Ora io non posso dire molto perché farei spoiler ma siamo nel 2020 possibile che passi una serata con un tizio e non gli chiedi manco il nome??!!! Già all’inizio questa storia non mi era piaciuta molto, più andiamo avanti più la trovo insensata.
Io penso che lo scopo dell’autrice fosse far capire che grazie a dei libri ci vengono idee e che grazie ad essi possiamo realizzare i nostri sogni. Ora io a dirvi la verità alla fine del libro mi sono detta, ma questa è completamente pazza!! Altro punto che non mi è piacito sono le amiche di Blu. Ho apprezzato il fatto che siano diverse tra loro, come spesso accade con le coinquiline universitarie, ma non ho apprezzato certi loro comportamenti. Il proprietario le sbatte fuori di casa, dandogli ovviamente il preavviso necessario, e loro che fanno??!! A si tanto io volevo andare a vivere per conto mio, io volevo andare a convivere ecc. Non mi è affatto piaciuto il modo, un po' come se fossero felici che qualcuno avesse preso la decisione al loro posto. Ho apprezzato invece l’amicizia tra le ragazze, quando Blue chiede loro aiuto per far prendere una nuova rotta alla libreria. Tutte insieme si mettono a selezionare i titoli dei libri da inserire, dividerli per categorie, cosi da saperli conigliere come terapia ai lettori.
Per quanto riguarda lo stile di scrittura è molto semplice e scorrevole e devo ammettere che è grazie a questo che sono riuscita a terminare il libro. La prima metà del libro, dove la farmacia letteraria non appare, l’ho trovata veramente lenta e poco utile alla storia. Finito il libro invece abbiamo piccola chicca. I libri chitati all’interni del testo vengono consigliati con le loro indicazioni terapeutiche, a chi sono rivoli, le controindicazioni e con che cosa si possono assumere. Questa l’ho trovata un’idea originale, divertente e che ti lasci di buon umore alla fine della lettura.
In sostanza questo è un libro che non mi ha lasciato nulla, se non la voglia di andare a Firenze a conoscere questa farmacia letteraria che esiste realmente, e farmi consigliare qualche libro come se fosso una medicina.

mercoledì 12 febbraio 2020

Recensione: Il signore degli anelli La compagnia dell'anello J.R.R. Tolkien


Casa Editrice: Bompiani

Genere: Fantasy

Pubblicazione: Ristampa 2012

Pagine: 415

Voto:




La Compagnia dell'Anello si apre nella Contea, un idilliaco paese agricolo dove vivono gli hobbit, piccoli esseri lieti, saggi e longevi. La quiete è turbata dall'arrivo dello stregone Gandalf, che convince Frodo a partire per il paese delle tenebre, Mordor, dove dovrà gettare nelle fiamme del Monte Fato il terribile Anello del Potere, giunto nelle sue mani per una serie di incredibili circostanze. Un gruppo di altri hobbit lo accompagna e strada facendo si uniscono alla banda l'elfo, il nano e alcuni uomini, tutti uniti nella lotta contro il Male. La Compagnia affronta un cammino lungo e pericoloso, finché i suoi membri si disperdono, minacciati da forze oscure, mentre la meta sembra allontanarsi sempre di più.



Buongiorno lettori, oggi siamo qui per parlare di una serie che è un pilastro portante del genere Fantasy, Il signore degli anelli di Tolkien.
Ebbene si, io amante del genere fantasy, non avevo mai letto questa saga, e per recuperare questa mia lacuna, verso fine 2019 ho deciso di far parte di un gruppo di lettura in cui si leggeva appunto il primo libro della serie, la compagnia dell’anello. Questa che andrete a leggere non è una recensione “tecnica”, ma più un mio pensiero sull’opera, il mio primo approccio allo scrittore, insomma la mia opinione su ciò che ho letto.
Iniziamo dal presupposto che anni fa avevo visto i film, ma ora come ora ricordo la storia a grandi linee e non i dettagli. Quindi so cos’è, a cosa serve il famoso anello, la loro missione ma non ricordavo come si procedesse.
Io ho letto solo il primo romanzo, ora a gennaio è partito il gruppo di lettura per il secondo, Le due torri, ma io personalmente ho deciso di non affrontare questa lettura, un po' per perdita di interesse, un po' perché ho trovato il romanzo molto pesante.
La storia in sé è molto interessante e avvincente, il mio problema è stato proprio lo stile, per i miei gusti troppo prolisso. Nel primo libro che sono più o meno 500 pagine, di interessanti ne avrò lette neanche la metà. Ho trovate tante tante descrizioni, ma non mi hanno aiutato, o comunque mi hanno aiutato poco ad immaginare quello che stavo leggendo. Un piccolo esempio per descrivere una cascata ci mette una vita. Ciò una cascata è una cascata.  Nel primo libro si cammina tanto insieme ai nostri protagonisti, viaggiamo con loro nella terra di mezzo, ma effettivamente non succede nulla di che. Il potere dell’anello resta una cosa moto indefinita, non viene spiegato, e per una persona che legge l’opera per la prima volta non è chiaro il motivo di tanto trambusto per un piccolo oggetto.
Devo essere sincera a distanza di un mese dalla fine lettura ricordo poco di ciò che ho letto. La parte che ho apprezzato di più è stato il secondo capitolo, il consiglio di Elrond, dove ci viene narrata un po' la storia dell’anello, unico punto della storia a mio parere interessante.
I personaggi hanno una gran caratterizzazione, ma bisognerebbe leggere l’opera completa per avere una visione completa. In questo primo libro si scorgono piccole sfumature e molti personaggi secondari sono un po' messi all’oscuro per dare più importanza a personaggi principali. Cosa che mi ha sconvolto moltissimo a inizio lettura è stata l’età di Frodo!! Ragazzi ha 50 anni, per i film potevano scegliere un attore più vecchio 😉
In conclusione, non è una serie che ora mi sento di continuare, per uno stile che non rientra nelle mie corde, ma nella vita non si sa mai. È una storia molto interessante ma se devo scegliere è forse l’unica trilogia di cui preferisco i film. 😉

martedì 4 febbraio 2020

Recensione: Poirot sul Nilo Agatha Christie


Casa Editrice: Mondadori
Genere: Giallo
Pubblicazione: Prima edizione 1937, ristampa letta 2019
Pagine: 265
Voto:

Il destino ha riunito un eterogeneo gruppo di viaggiatori sul lussuoso battello da crociera Karnak, in navigazione sul Nilo. Tra di essi la personalità dominante è senz'altro rappresentata dall'affascinante Linnet Ridgeway, la ragazza più ricca d'Inghilterra, abituata a essere sempre al centro dell'attenzione. Attorno a lei gravitano un fidanzato respinto e diversi accaniti ammiratori che se ne contendono i favori. Ciascuno dei personaggi ha però una sua storia e un suo segreto da custodire, accuratamente nascosto sotto un'inappuntabile facciata di rispettabilità e di perbenismo. Fra i turisti c'è anche Hercule Poirot, una volta tanto in vacanza, ma anche in questa occasione il suo ozio è destinato a durare poco. Nel giro di poche ore, infatti, a bordo del Karnak si consumano ben due delitti, e la tranquilla crociera si trasforma in una disperata caccia ad un assassino diabolicamente astuto.


Buongiorno lettori, oggi sono qui per parlavi della prima tappa della #readchristie2020. Anche io quest’anno ho deciso di partecipare a questo gruppo, in cui ogni mese si deve leggere un libro della Signora del giallo Agatha Christie. Nella prima tappa, quella di gennaio, si doveva scegliere una storia che le ha cambiato la vita, e io dopo aver ascoltato diversi consigli, mi sono buttata su “Poirot sul Nilo”.
Devo essere sincera il romanzo non è tra i migliori che ho già letto della scrittrice, con questo non dico assolutamente che non sia stata una lettura piacevole, ma non mi ha fatto impazzire l’omicidio principale in sé. Presumo, anzi ne sono quasi certa, che in tutte le 12 tappe che ci saranno durante questa avventura non darò mai un voto estremamente basso per un semplice motivo. Un libro della Christie ha diversi punti forti che possono variare dalla trama, i personaggi, lo stile di scrittura, le sfumature dei suoi personaggi più famosi, l’ambientazione, l’omicidio, il suo modo di tenere il lettore attaccato alle pagine e ingannarlo fino alla fine. Ecco nel caso di sue opere per me perfette abbiamo tutti gli elementi, in altri casi, tipo questo, manca un qualcosa, un tassello, ma il romanzo risulta comunque buono.
Ma ora parliamo di Poirot sul Nilo, già di base abbiamo un’ambientazione un po' diversa, una nave da crociera sul Nilo. Abbiamo vari personaggi, ma a differenza di altre volte, non sono riuscita ad empatizare con nessuno di loro. Non ho trovato una varietà di personaggi diversi, ma più personaggi simili tra di loro. Ecco una cosa che non mi è piaciuta è che prima di arrivare al delitto vero e proprio ci impieghiamo molte pagine. Sicuramente appena ho iniziato a leggere il libro ho capito subito chi sarebbe stata la vittima e non mi sono sbagliata. Stessa cosa vale per il colpevole, ecco se dovrei definire in una parola questo libro e questa lettura, per me sarebbe banale. Non sono riuscita a trovare ‘originalità con cui si contraddistingue solitamente l’autrice. 
Questo è uno dei libri con protagonista il nostro investigatore belga, ebbene io amo Poirot e quindi l’ho trovato affascinante anche in questo libro. Amo molto le sfumature di questo personaggio, quando anche con una semplice conversazione personale lui riesce ad indagare, a cogliere le piccole sfumature, che molto probabilmente al lettore sfuggono, ma quando le nota si stupisce i non averle intuite prima.
È un libro che comunque consiglio, ma a differenza di altri che possono, stupire, affascinare, questo per me resta un libro giallo e nulla di più.

mercoledì 15 gennaio 2020

Recensione: Quello che abbiamo in testa di Sumaya Abdel Qader


Casa editrice: Mondadori
Genere: Narrativa
Pubblicazione: Novembre 2019
Pagine: 252

Voto:  


Horra, un'italiana di nemmeno quarant'anni, figlia di giordani musulmani, vive a Milano con il marito che la adora e le due figlie adolescenti che più diverse l'una dall'altra non potrebbero essere. La sua non si può proprio definire una vita noiosa, anzi. Come potrebbe, visto che, da perfetta equilibrista, divide le sue giornate tra la famiglia, il lavoro come segretaria in uno studio di avvocati, l'università, che è a un passo dal terminare, il volontariato, le preghiere e le discussioni in moschea, e il suo variopinto ed eterogeneo gruppo di amiche? Eppure, nonostante la fatica e i piccoli problemi quotidiani, nonostante la malinconia per la parte di famiglia che vive lontana, Horra non può che sentirsi serena, felice persino.
Ma un giorno, un fatto apparentemente di poco conto ha su di lei l'effetto di uno tsunami. Perché quando, come lei, sfuggi alle classificazioni, quando vivi al confine tra due mondi, quello occidentale e quello orientale, che faticano a riconoscersi tra loro e a riconoscerti, facendoti sentire marziana, estranea, galleggiante, allora inizi a chiederti che cosa significhi davvero essere "liberi". A maggior ragione se il tuo stesso nome in italiano significa proprio questo, "Libera".
E così, nei mesi che vengono raccontati in questa storia, tra gioie quotidiane e piccole sconfitte, incontri fortunati e discussioni accese, Horra cercherà di trovare una risposta ai suoi tanti dubbi per riuscire a sentirsi, forse per la prima volta in vita sua, davvero fedele a se stessa.

Buongiorno a tutti lettori, oggi sono qui per parlavi di un libro che mi ha fatto riflettere molto, quello che abbiamo in testa. Innanzi tutto, ringrazio la casa editrice che mi ha dato l’opportunità di leggere questo libro, e che ha portato a tutti noi lettori un libro molto semplice quanto efficace.
Fin da subito il libro mi ha incuriosito molto, sarà il racconto di una cultura diversa dalla mia, sarà che questa vita sembra così simile alla nostra o sarà la voglia di conoscere qualcosa di nuovo, ma questo libro alla fine mi ha conquistata.
Il romanzo inizia con la vita di Horra, una donna quarantenne che si divide tra lavoro, famiglia, studio e uscite pomeridiane con le amiche. In lei può rispecchiarsi qualunque donna. Horra però è una donna musulmana, che vive in Italia e cosa importante per il fine del libro, porta il velo in testa.  Questo libro infatti, è un inno alla riflessione, al sottolineare le differenze culturali che possono esserci tra cattolici e musulmani, ma a mio parere sottolinea ancora di più gli aspetti comuni tra le due culture.
Nel romanzo non ci viene propriamente narrata chissà che storia, ma seguiamo semplicemente la vita di questa donna, il lavoro, le difficoltà con le figlie, le difficoltà personali e di differente cultura. Il libro al contrario di quello che può sembrare è un inno al femminismo. Inizialmente io stessa avevo paura che in questo libro avrei trovato donne fragili, con pochi ideali, che si rifugiavano in famiglia per cercare aiuto. Ecco ho trovato esattamente l’opposto. Ho trovato donne di culture diverse, tutte in qualche modo il centro della famiglia, come solo una mamma sa esserlo, donne alle prese con difficoltà economiche, ma non dettate dalla loro cultura. Ho ritrovato Horra come una mamma ha tempo pieno, che si preoccupa delle figlie adolescenti, che le lascia libere di esprimersi, che non impone loro una cultura.
Il libro come dicevo fa riflettere molto, da concetti molto semplici, a cose più complicate. Vediamo come i mussulmani non festeggiano il Natale, ma hanno un'altra festa altrettanto importate che però non riescono a festeggiare perché da noi cattolici non è riconosciuta.
Unica cosa che non ho apprezzato del romanzo sono i troppi ricordi della protagonista ad inizio libro. Ci fanno capire le differenze tra 30 anni prima ad oggi, ma le ho trovate un pò noiose e che rallentassero la narrazione
Il romanzo sicuramente ha delle provocazioni al suo interno, come dire che il velo è simbolo di femminismo. È sicuramente un’affermazione forte da dire, anche perché comunemente viene visto in modo contrario, ma la protagonista ci fa capire in che modo lei lo considera femminista. Portare il velo non vuol dire essere obbligate, ma è una scelta, un modo per esprimere libertà.

È un libro che consiglio a tutti, grandi e più giovani, ti può far cambiare un po’ i modi di pensare o almeno ampliare i propri confini. È un libro che ti sconvolge un po' la mente, che fa pensare e ripensare non solo a quello che leggiamo, ma a quello che vediamo e viviamo tutti i giorni.