mercoledì 15 gennaio 2020

Recensione: Quello che abbiamo in testa di Sumaya Abdel Qader


Casa editrice: Mondadori
Genere: Narrativa
Pubblicazione: Novembre 2019
Pagine: 252

Voto:  


Horra, un'italiana di nemmeno quarant'anni, figlia di giordani musulmani, vive a Milano con il marito che la adora e le due figlie adolescenti che più diverse l'una dall'altra non potrebbero essere. La sua non si può proprio definire una vita noiosa, anzi. Come potrebbe, visto che, da perfetta equilibrista, divide le sue giornate tra la famiglia, il lavoro come segretaria in uno studio di avvocati, l'università, che è a un passo dal terminare, il volontariato, le preghiere e le discussioni in moschea, e il suo variopinto ed eterogeneo gruppo di amiche? Eppure, nonostante la fatica e i piccoli problemi quotidiani, nonostante la malinconia per la parte di famiglia che vive lontana, Horra non può che sentirsi serena, felice persino.
Ma un giorno, un fatto apparentemente di poco conto ha su di lei l'effetto di uno tsunami. Perché quando, come lei, sfuggi alle classificazioni, quando vivi al confine tra due mondi, quello occidentale e quello orientale, che faticano a riconoscersi tra loro e a riconoscerti, facendoti sentire marziana, estranea, galleggiante, allora inizi a chiederti che cosa significhi davvero essere "liberi". A maggior ragione se il tuo stesso nome in italiano significa proprio questo, "Libera".
E così, nei mesi che vengono raccontati in questa storia, tra gioie quotidiane e piccole sconfitte, incontri fortunati e discussioni accese, Horra cercherà di trovare una risposta ai suoi tanti dubbi per riuscire a sentirsi, forse per la prima volta in vita sua, davvero fedele a se stessa.

Buongiorno a tutti lettori, oggi sono qui per parlavi di un libro che mi ha fatto riflettere molto, quello che abbiamo in testa. Innanzi tutto, ringrazio la casa editrice che mi ha dato l’opportunità di leggere questo libro, e che ha portato a tutti noi lettori un libro molto semplice quanto efficace.
Fin da subito il libro mi ha incuriosito molto, sarà il racconto di una cultura diversa dalla mia, sarà che questa vita sembra così simile alla nostra o sarà la voglia di conoscere qualcosa di nuovo, ma questo libro alla fine mi ha conquistata.
Il romanzo inizia con la vita di Horra, una donna quarantenne che si divide tra lavoro, famiglia, studio e uscite pomeridiane con le amiche. In lei può rispecchiarsi qualunque donna. Horra però è una donna musulmana, che vive in Italia e cosa importante per il fine del libro, porta il velo in testa.  Questo libro infatti, è un inno alla riflessione, al sottolineare le differenze culturali che possono esserci tra cattolici e musulmani, ma a mio parere sottolinea ancora di più gli aspetti comuni tra le due culture.
Nel romanzo non ci viene propriamente narrata chissà che storia, ma seguiamo semplicemente la vita di questa donna, il lavoro, le difficoltà con le figlie, le difficoltà personali e di differente cultura. Il libro al contrario di quello che può sembrare è un inno al femminismo. Inizialmente io stessa avevo paura che in questo libro avrei trovato donne fragili, con pochi ideali, che si rifugiavano in famiglia per cercare aiuto. Ecco ho trovato esattamente l’opposto. Ho trovato donne di culture diverse, tutte in qualche modo il centro della famiglia, come solo una mamma sa esserlo, donne alle prese con difficoltà economiche, ma non dettate dalla loro cultura. Ho ritrovato Horra come una mamma ha tempo pieno, che si preoccupa delle figlie adolescenti, che le lascia libere di esprimersi, che non impone loro una cultura.
Il libro come dicevo fa riflettere molto, da concetti molto semplici, a cose più complicate. Vediamo come i mussulmani non festeggiano il Natale, ma hanno un'altra festa altrettanto importate che però non riescono a festeggiare perché da noi cattolici non è riconosciuta.
Unica cosa che non ho apprezzato del romanzo sono i troppi ricordi della protagonista ad inizio libro. Ci fanno capire le differenze tra 30 anni prima ad oggi, ma le ho trovate un pò noiose e che rallentassero la narrazione
Il romanzo sicuramente ha delle provocazioni al suo interno, come dire che il velo è simbolo di femminismo. È sicuramente un’affermazione forte da dire, anche perché comunemente viene visto in modo contrario, ma la protagonista ci fa capire in che modo lei lo considera femminista. Portare il velo non vuol dire essere obbligate, ma è una scelta, un modo per esprimere libertà.

È un libro che consiglio a tutti, grandi e più giovani, ti può far cambiare un po’ i modi di pensare o almeno ampliare i propri confini. È un libro che ti sconvolge un po' la mente, che fa pensare e ripensare non solo a quello che leggiamo, ma a quello che vediamo e viviamo tutti i giorni.