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venerdì 5 aprile 2019

Parole in giacca e cravatta: Mansfield Park di Jane Austen



Casa editrice: Newton Compton
Genere: classico
Prima pubblicazione: 1814
Pubblicazione casa editrice: 17 marzo 2013
Pagine: 384
Voto:


Mansfield Park, uno dei romanzi più noti e discussi di Jane Austen, narra la storia di Fanny Price. Adottata, ancora bambina, dagli zii Sir Thomas e Lady Bertram, Fanny viene accolta e allevata nella loro lussuosa proprietà di Mansfield Park. Qui cresce, parente povera in un ambiente d’élite, e misura tutta la distanza fra il proprio modello educativo – fondato sul senso del dovere, l’abnegazione, la virtù – e quello, in particolare, della spregiudicata Mary Crawford. Alla fine la protagonista sposerà il cugino Edmund, figlio di Sir Thomas, e con lui si stabilirà definitivamente a Mansfield Park. Al di là dell’apparente trionfo della morale tradizionale, la narrazione contiene un’implicita e corrosiva critica della cultura dominante del primo Ottocento: Fanny – suggerisce l’autrice – realizza, infatti, l’ascesa sociale al prezzo della negazione della propria libertà e spontaneità. Mansfield Park ha il suo vero centro nel tema scottante dell’educazione femminile e dimostra tutta la modernità di Jane Austen, le cui opere, non a caso, conoscono oggi uno straordinario e duraturo successo, coronato anche da fortunate trasposizioni cinematografiche.

Buongiorno lettori! La mia avventura con i classici prosegue – quasi – a gonfie vele, e questo mese vi parlo di Mansfield Park! Libro forse tra i meno conosciuti di Jane Austen che ci ha fatto molto discutere!! Per quanto mi riguarda si è trattato del primo libro di questa autrice, e ovviamente la solita sfortuna, ne è uscito fuori essere più o meno il peggiore tra tutti i suoi scritti. Ottimo insomma per me, che già di mio ho tendenze a bocciare i “capolavori”.


Grazie a questo libro credo non toccherò altro di Jane Austen per almeno 3 anni – uno per ogni tappa – nonostante i consigli di tutti a non fermarmi qui. Avete presente la noia? Ecco è sinonimo di Mansfield Park. Tralasciamo la trama, che può essere o no nelle corde del lettore – ovviamente non è stata nelle mie – ma mi aspettavo almeno di trovarci un qualcosa. Ironia, freschezza, modernità, tutte caratteristiche con cui questa autrice mi è sempre stata descritta. E invece nulla. Nessuno di questi elementi che potesse almeno farmi apprezzare il suo stile.


I personaggi poi non hanno di certo aiutato a rendere il ritmo più scorrevole e incalzante, anzi...mi hanno fatta addormentare. Tutto molto lineare, scontato e banale. La protagonista, Fanny, non l’ho apprezzata particolarmente, timidezza e ansia di piacere a tutti sono le sue più grandi caratteristiche. Le famose eroine di Jane Austen? Scordatevele! Qui troverete solo un’ameba imbalsamata. Per tutto il libro rimarrà ferma sui suoi ideali, questo è vero, ma non farà assolutamente nulla per dare un po’ di brio alla storia. Vittima degli avvenimenti.
Non vi sono derisioni alla società vittoriana da parte di nessuno – e se presenti ben celate – altra indole per cui è famosa la Austen. Tutti i personaggi sono posti sullo stesso piano, fanno parte dello stesso stato sociale, differenziandosi forse solo per la diversa istruzione ricevuta.


Per il resto sinceramente non ho molto da dirvi, quando un romanzo così ti delude profondamente e non ti lascia nessuna nota positiva, non c’è molto da dire. Nemmeno Nabokov con la sua lezione è riuscito a risollevarmi il morale, si vede che si è annoiato anche lui leggendo questo libro! Ne fa praticamente un lungo riassunto, buttando qua e là qualche spunto, e affermando sempre i suoi forti ideali. Ma per il resto nulla che mi facesse apprezzare maggiormente il romanzo e la sua autrice.


Posso aggiungere che questo storia è stata paragonata da Nabokov – ma anche da noi partecipanti al gruppo di lettura – a Cenerentola. Paragone molto azzeccato a mio parere, sia nei personaggi che nello svolgimento. Insomma da piccola odiavo Cenerentola, quindi non potevo non “odiare” anche Mansfield Park.


E voi l’avete letto? Mi consigliate di dare un’altra opportunità a questa autrice?





venerdì 22 febbraio 2019

Parole in Giacca e Cravatta: Madame Bovary di Gustave Flaubert




Prima pubblicazione: 1856
Genere: Classico
Casa editrice: Newton Compton
Pubblicazione: 22 maggio 2014
Pagine: 320
Voto:



Giovanissima e ingenua, Emma si affaccia alla vita credendo che il matrimonio sia il coronamento di ogni sua aspirazione all'amore. Ma quando, dopo aver sposato Charles, scopre che la realtà è molto diversa dalle aspettative e che i sogni romantici rimarranno solo fantasie, sceglie di percorrere una strada diversa: quella della passione e della perdizione, trascorrendo le sue giornate alla ricerca del piacere e del lusso. Così tra feste raffinate e appuntamenti galanti Emma si perde in un destino non suo, molto lontano da quello che aveva immaginato.



Buongiorno amici lettori! Eccoci tornati con il nostro appuntamento mensile sui classici! Questo mese parliamo di Madame Bovary!
Nonostante sia contenta di aver fatto questa lettura il libro non mi è piaciuto per niente! Stroncato in pieno! A partire dalla trama, che non è proprio nelle mie corde, per finire con lo stile, prolisso e a mio parere noioso!


È un classico vero, ma anche i classici si possono bocciare, e io non ho paura di farlo!
La storia racconta della vita di Emma, a mio parere una pazza isterica, e delle sue vicissitudini amorose, come credo sappiate già tutti! Non entro nei particolari, ma questo libro non mi ha portato proprio nulla.


Emma viene descritta da Flaubert come una donna infelice, lamentona e a tratti ignobile, in realtà la descrive così bene da fartela odiare sin dalle prime pagine! Emma non combinerà nulla nella sua vita, se non piagnucolare e spendere tutti i soldi del suo povero marito, Charles Bovary. Un uomo mediocre, senza gli attributi e probabilmente con due enormi fette di pizza (scusate, ma il salame non mi piace) sugli occhi!
Come vi accennavo la trama non mi ispirava molto, e lo stile di Flaubert non mi ha aiutato per nulla! Pecca soprattutto nelle descrizioni ambientali, così piatte a mio avviso da sembrare liste della spesa. Con i personaggi se la cava decisamente meglio, visto che probabilmente il suo scopo era farceli odiare quasi tutti!




Non mi ha trasmesso nulla questo libro, se non una sofferenza in monde per cercare di finirlo nei tempi stabiliti! Andavo avanti ormai solo per forza di volontà e inerzia! Anche il finale, che ha catturato l’attenzione di molti, mi ha lasciata pressoché indifferente, come se stessi leggendo l’etichetta di uno shampoo sotto la doccia! Alla fine ero solo contenta di essere arrivata al’ultima pagina.


Il ritmo del racconto e l’atmosfera creata dall’autore non mi sono per nulla piaciuti, probabilmente perché non mi sono arrivati a dovere, così come il messaggio, anche se per l’epoca in cui è stato pubblicato l’autore ha avuto un bel coraggio, andando contro chiesa e società. Infatti dopo la pubblicazione Flaubert creò un tale scandalo che portò a definire la sua protagonista un’eroina. Io mi trovo assolutamente contraria a questo aggettivo, anche per l’epoca. Floubert subì anche un processo, ma venne poi scagionato.  È bene ricordare che per scrivere questo romanzo prende spunto dalla vita reale, creando così un rappresentazione fedele dei costumi di provincia e di una vita quotidiana quanto tragica.


Voi invece l’avete letto? L’avete amato, odiato o state nel mezzo? Fatemelo sapere 😇😘




venerdì 25 gennaio 2019

Parole in Giacca e Cravatta: Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde - Robert L. Stevenson




Casa editrice: Newton Compton
Genere: classico
Pubblicazione: 23 giugno 2016
Prima pubblicazione: 1886
Pagine: 214
Voto:

Entrato ormai a far parte dell’iconografia popolare, Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde, oltre a essere una esplicita metafora della eterna lotta tra il bene e il male, è soprattutto un attacco che Stevenson ha voluto sferrare contro la repressiva e puritana letteratura inglese del periodo vittoriano. Ma ben più profonda è la volontà di indagine psicologica dell’autore, che ha concepito l’onesto e “positivo” Jekyll come un uomo fragile, incerto, drammaticamente lacerato tra impulsi contrastanti, costretto a celare quegli istinti che il crudele e vizioso Hyde soddisfa senza freni né dubbi. Il famoso romanzo di Stevenson è seguito da Il ladro di cadaveriJanet la stortaI Merry MenOlalla: l’arte straordinaria dell’autore rende anche questi racconti dei piccoli capolavori.



Buongiorno carissimi lettori! Oggi sono qui per dare il via ad una nuova rubrica che spero possa interessarvi e avvicinarvi al mondo dei classici. “Parole in giacca e cravatta” nasce dall’idea di un mega gruppo di lettura che durerà tutto il 2019, nel quale si leggeranno e discuteranno diversi classici.


Questa fantastica avventura non poteva partire in modo migliore. Lo strano caso del Dottor Jeckyll e Mr. Hyde è stato un ottima iniziazione per me. Ovviamente non sapevo cosa aspettarmi da questa lettura, non avendo praticamente mai letto classici – nemmeno a scuola – ma sono soddisfatta.
Se avessi affrontato questo libro in solitaria e non con un gruppo di lettura, probabilmente sarei riuscita a cogliere molte meno sfumature di quelle che invece mi sono portata a casa. 


Questo è un classico attuale, che non passa mai di moda. Tratta un tema ancora oggi molto discusso, ma che emerge solo nella parte finale  insieme a Jeckyll, e Stevenson lo fa in modo teatrale, distraendo il lettore con la scusa di scoprire il mistero del dottore. L’aspetto che ho amato di più è stata senza dubbio l’atmosfera, quel senso di giusto/sbagliato che scaturisce non solo dalle ambientazioni e avvenimenti, ma soprattutto dalle descrizioni che l’autore utilizza per raccontarci i luoghi e i suoi personaggi. 


La storia del dottor Jeckyll inizialmente ci viene raccontata dall’avvocato Utterson, suo amico di vecchia data, il quale guida il lettore attraverso i capitoli, tenendogli quasi la mano. Il suo è un personaggio molto interessante e sicuramente dominante, che come qualcuno ha suggerito durante la discussione del gdl, potrebbe quasi rappresentare il lettore e il suo punto di vista. Per questo nel finale scompare – facendo sentire la sua mancanza – per lasciare posto al dottore stesso, per permettere a noi lettori di tirare le somme e trarne le conseguenze.
Questa parte è stata sicuramente la migliore, molte sono state le sensazioni scaturite dalle parole di Jeckyll, urgenti e disperate, in un tentativo di spiegazione e forse nascosta commiserazione.
È un racconto abbastanza breve – non sono 214 le pagine effettive, ma un centinaio – che non porta via molto tempo, per questo lo consiglio a tutti quelli che hanno voglia di approcciarsi a questo genere ma non sanno da dove partire.