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mercoledì 7 ottobre 2020

Recensione: L'inverno della strega di Katherine Arden



Casa Editrice: Fanucci

Genere: Fantasy

Pubblicazione: Luglio 2020

Pagine: 379

Voto: 


Mosca è in preda alle fiamme, e per salvarsi Vasja deve fuggire via, inseguita da tutti coloro che la accusano di morte e distruzione. Raggiunge così il regno della Mezzanotte, una terra magica fatta di ogni mezzanotte passata, presente e futura.
Ma rimanere lì sarebbe una condanna a morte per tutta la sua famiglia e per le sue terre...
Intanto il Gran Principe di Mosca è in preda alla rabbia e alla frustrazione, e sceglie alleati che lo condurranno su un percorso di guerra e rovina. E, mentre Medved, il fratello gemello di Morozko, sta scatenando il caos nella città stanca, un esercito di tatari si sta preparando ad attaccare e minaccia i confini della Rus.
Vasja si ritroverà nel mezzo di una guerra tra due Stati, tra religione e folklore e tra antichi fratelli.
Sarà in grado di salvare la Russia, Morozko e il magico mondo che custodisce?

 

Buongiorno lettori, oggi sono qui per parlarvi del terzo ed ultimo libro della serie dell’inverno, meglio conosciuta come la serie dell’orso e l’usignolo. L’inverno della strega è il libro che chiude questa serie, che si vola diretta tra le mie preferite in assoluto!

Il libro parte esattamente dove eravamo rimasti con il secondo, quindi Mosca che è andata in fiamme e  Vasja distrutta. Questo volume a differenza del secondo, ingrana subito e parte veloce dandoci già un colpo di scena ( e che colpo) a una cinquantina di pagine dall’inizio. Ammetto che questo libro mi ha fatto versare qualche lacrima. Non vi parlerò molto del contenuto, essendo un ultimo libro della trilogia non vorrei darvi troppe informazioni quindi passo alle miei impressioni partendo dai personaggi che ho amato.

I personaggi sono uno dei punti forti della serie, scritti e caratterizzati in modo perfetto. Vasja la troviamo ormai donna, che ha capito chi è, cosa vuole dalla vita e si batterà per questo. Non ha più paura di mostrare il suo potere, anzi ne ho orgogliosa e cercherà di farlo capire a chi la ama. Altro personaggio molto presente è Sasa che penso sia, oltre a Vasja, il mio personaggio preferito. Rischierà tutto per la sorella, aiutandola, incoraggiandola e sostenendola anche nelle tenebre. Ho amato il rapporto tra loro, sincero come solo tra fratello e sorella può essere.

Altro rapporto che mi è piaciuto è quello tra i fratelli cattivi, Morozko e Medved, ossia Il sovrano dell’inverno e suo fratello il Rè del Caos che abbiamo conosciuto nel primo libro come l’orso. Mi è piaciuto molto di più Medved come personaggio in quanto è un tipo di cattivo che io adoro. Mentre Morzoko è sempre enigmatico, di lui non dice mai nulla ed è sempre sfuggente, Medved è ironico, tagliente e molto diretto.

Il re del Caos verrà liberato dalla sua prigione, per poi tornarci e poi chissà…

Altro punto forte della storia sicuramente risiede nell’ambientazione e atmosfera. A differenza del primo libro dove tutto sembrava fiabesco qui mi sembra più una favola oscura. Non vorrei essere fraintesa, il libro mantiene la sua linea di favola, ma qui è molto più reale e molto più oscura.

L’autrice è riuscita nel mix perfetto tra realtà e fantasia, mantenendo sempre tra i punti fissi della trilogia la tematica Religione/folklore. Le credenze popolari sono alla base del libro, alla base dei poteri di Vasja e di tutti gli esseri magici che la aiuteranno, ma allo stesso tempo lo è la fede e la religione. Questa è una delle cose che ho amato della serie, e in cui l’autrice è stata molto brava. Solitamente si tende o a evidenziare una cosa o un'altra, invece in questo libro sono messe alla pari, miscelate in maniera perfetta. Un Monaco e una strega che aiuteranno nella battaglia decisiva per difendere Rus. Per quanto riguarda le questione politiche continueranno in questo volume, anche se per un momento verranno messe un po' in secondo piano, ma si concluderanno con l’aiuto di persone magiche e non.

Nota negativa del romanzo ne ho solo una.. la storia d’amore tra Vasja e Moroko..  anche meno! L’ho trovata troppo eccessiva, anche se ha avuto un bel finale. In un particolare momento del libro, mi è sembrato eccessivo, e anche contraddicente co il personaggio di Vasja.

Per il resto trovo questo libro la degna conclusione della trilogia. La trilogia matura sempre, sia per quanto riguarda lo stile di scrittura, sia per i personaggi, le loro scelte, le loro azioni e le loro sfide. Trova che la serie sia in  crescendo costante e non è facile trovarne così. Lo stile del  primo libro era molo fiabesco, sia per termini sia per andamento, nel secondo cresce lasciando il fiabesco sul fondo e in questo matura proprio.

Dunque in conclusione è una serie che consiglio a tutti, è molto originale perché si basa sulla tradizione popolare Russa, è molto bella per ambientazione e personaggi e nulla leggete e innamoratevi di questa serie 😊



mercoledì 15 gennaio 2020

Recensione: Quello che abbiamo in testa di Sumaya Abdel Qader


Casa editrice: Mondadori
Genere: Narrativa
Pubblicazione: Novembre 2019
Pagine: 252

Voto:  


Horra, un'italiana di nemmeno quarant'anni, figlia di giordani musulmani, vive a Milano con il marito che la adora e le due figlie adolescenti che più diverse l'una dall'altra non potrebbero essere. La sua non si può proprio definire una vita noiosa, anzi. Come potrebbe, visto che, da perfetta equilibrista, divide le sue giornate tra la famiglia, il lavoro come segretaria in uno studio di avvocati, l'università, che è a un passo dal terminare, il volontariato, le preghiere e le discussioni in moschea, e il suo variopinto ed eterogeneo gruppo di amiche? Eppure, nonostante la fatica e i piccoli problemi quotidiani, nonostante la malinconia per la parte di famiglia che vive lontana, Horra non può che sentirsi serena, felice persino.
Ma un giorno, un fatto apparentemente di poco conto ha su di lei l'effetto di uno tsunami. Perché quando, come lei, sfuggi alle classificazioni, quando vivi al confine tra due mondi, quello occidentale e quello orientale, che faticano a riconoscersi tra loro e a riconoscerti, facendoti sentire marziana, estranea, galleggiante, allora inizi a chiederti che cosa significhi davvero essere "liberi". A maggior ragione se il tuo stesso nome in italiano significa proprio questo, "Libera".
E così, nei mesi che vengono raccontati in questa storia, tra gioie quotidiane e piccole sconfitte, incontri fortunati e discussioni accese, Horra cercherà di trovare una risposta ai suoi tanti dubbi per riuscire a sentirsi, forse per la prima volta in vita sua, davvero fedele a se stessa.

Buongiorno a tutti lettori, oggi sono qui per parlavi di un libro che mi ha fatto riflettere molto, quello che abbiamo in testa. Innanzi tutto, ringrazio la casa editrice che mi ha dato l’opportunità di leggere questo libro, e che ha portato a tutti noi lettori un libro molto semplice quanto efficace.
Fin da subito il libro mi ha incuriosito molto, sarà il racconto di una cultura diversa dalla mia, sarà che questa vita sembra così simile alla nostra o sarà la voglia di conoscere qualcosa di nuovo, ma questo libro alla fine mi ha conquistata.
Il romanzo inizia con la vita di Horra, una donna quarantenne che si divide tra lavoro, famiglia, studio e uscite pomeridiane con le amiche. In lei può rispecchiarsi qualunque donna. Horra però è una donna musulmana, che vive in Italia e cosa importante per il fine del libro, porta il velo in testa.  Questo libro infatti, è un inno alla riflessione, al sottolineare le differenze culturali che possono esserci tra cattolici e musulmani, ma a mio parere sottolinea ancora di più gli aspetti comuni tra le due culture.
Nel romanzo non ci viene propriamente narrata chissà che storia, ma seguiamo semplicemente la vita di questa donna, il lavoro, le difficoltà con le figlie, le difficoltà personali e di differente cultura. Il libro al contrario di quello che può sembrare è un inno al femminismo. Inizialmente io stessa avevo paura che in questo libro avrei trovato donne fragili, con pochi ideali, che si rifugiavano in famiglia per cercare aiuto. Ecco ho trovato esattamente l’opposto. Ho trovato donne di culture diverse, tutte in qualche modo il centro della famiglia, come solo una mamma sa esserlo, donne alle prese con difficoltà economiche, ma non dettate dalla loro cultura. Ho ritrovato Horra come una mamma ha tempo pieno, che si preoccupa delle figlie adolescenti, che le lascia libere di esprimersi, che non impone loro una cultura.
Il libro come dicevo fa riflettere molto, da concetti molto semplici, a cose più complicate. Vediamo come i mussulmani non festeggiano il Natale, ma hanno un'altra festa altrettanto importate che però non riescono a festeggiare perché da noi cattolici non è riconosciuta.
Unica cosa che non ho apprezzato del romanzo sono i troppi ricordi della protagonista ad inizio libro. Ci fanno capire le differenze tra 30 anni prima ad oggi, ma le ho trovate un pò noiose e che rallentassero la narrazione
Il romanzo sicuramente ha delle provocazioni al suo interno, come dire che il velo è simbolo di femminismo. È sicuramente un’affermazione forte da dire, anche perché comunemente viene visto in modo contrario, ma la protagonista ci fa capire in che modo lei lo considera femminista. Portare il velo non vuol dire essere obbligate, ma è una scelta, un modo per esprimere libertà.

È un libro che consiglio a tutti, grandi e più giovani, ti può far cambiare un po’ i modi di pensare o almeno ampliare i propri confini. È un libro che ti sconvolge un po' la mente, che fa pensare e ripensare non solo a quello che leggiamo, ma a quello che vediamo e viviamo tutti i giorni.