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giovedì 18 novembre 2021

Dita Kraus La libraia di Auschwitz



Casa editrice: Newton Compton Editori

Genere: Storia, biografia

Pagine: 416

Pubblicazione: Gennaio 2021


A soli tredici anni Dita viene deportata ad Auschwitz insieme alla madre e rinchiusa nel settore denominato Campo per famiglie (tenuto in piedi dalle SS per dimostrare al resto del mondo che quello non fosse un campo di sterminio): quello che conteneva il Blocco 31, supervisionato dal famigerato "Angelo della morte", il dottor Mengele. Qui Dita accetta di prendersi cura di alcuni libri contrabbandati dai prigionieri. Si tratta di un incarico pericoloso, perché gli aguzzini delle SS non esiterebbero a punirla duramente, una volta scoperta. Dita descrive con parole di una straordinaria forza e senza mezzi termini le condizioni dei campi di concentramento, i soprusi, la paura e le prevaricazioni a cui erano sottoposti tutti i giorni gli internati. Racconta di come decise di diventare la custode di pochi preziosissimi libri: uno straordinario simbolo di speranza, nel momento più buio dell'umanità. Bellissime e commoventi, infine, le pagine sulla liberazione dei campi e del suo incontro casuale con Otto B Kraus, divenuto suo marito dopo la guerra. Parte della storia di Dita è stata raccontata in forma romanzata nel bestseller internazionale "La biblioteca più piccola del mondo", di Antonio Iturbe, ma finalmente possiamo conoscerla per intero, dalla sua vera voce. 








 Buongiorno lettori, oggi vi parlo di una lettura interessante, ma un pò pesante da leggere, la libraia di Auschwitz. 

Parto subito con la doverosa premessa di ricordare che questa è una biografia e non un romanzo. Dita è tuttora  in vita e ha scritto queste pagine come testimonianza di ciò che ha vissuto. 

Il libro si divide in tre parti; Prima parte dal 1929 al 1942(prima della guerra), Seconda parte dal 1942 al 1945( durante la guerra) Terza parte dal 1945 al XXI secolo( il dopo guerra). 

Ammetto che dal titolo mi aspettavo un libro incentrato quasi interamente sulla guerra e sui campi di concentramento, invece non è così, ma le emozioni non mancano.  


Dita ci racconta la sua vita partendo dalla sua infanzia, arrivando quasi subito all'inizio della dittatura nazzista, i primi cambiamneti che gli ebrei hanno notato, gli sfratti dalle case, doversi vedere togliere tutto quello che si è costruito in una vita intera. 

All’età di soli tredici anni Dita, insieme alla madre e il padre vengono caricati su un treno, stipato di gente, e deportati in un posto che conosceranno in seguito, Terezin. Dopo qualche mese furono deportati ad Auschwitz, dove il padre di morì. 

Le pagine che raccontano dei tempi nei campi non sono tantissime, ma sono molto dense di emozioni. 

Ci viene raccontato come a queste persone è stata tolta la dignità, il pudore. Vedere le altre persone morire lentamente di fame e semplicemente sperare di non essere il prossimo. 

I capitoli riguardanti Dita come “libraia” sono pochi e passano velocemente, ma si capisce molto bene il terrone e la paura provati. 

Abbiamo invece molto dedicato al dopoguerra. Dopo l’arrivo degli americani i sopravvissuti hanno dovuto ancora sopportare giorni difficili, in quanto venivano tenuti in quarantena per evitare il diffondersi di malattie infettive. 

Dopo questi periodi Dita racconta la lenta ripresa che c’è stata nella sua vita. Passo dopo passo è riuscita a costruirsi una vita nuova, cercando di dimenticare l’orrore provato nei Capi. 


Non vi svelo molto, perchè è interessante scoprire il suo percorso passo dopo passo. Una cosa che mi ha stupito molto, è stato il valore delle sigarette. Possedere delle sigarette per loro era come possedere oro. Le sigarette venivano usate per comprare le cose, in primis il cibo. Durante la guerra e nel successivo erano diventate merce rara, e quindi oggetti di facile corruzione. 


Personalmente dal titolo mi aspettavo meno del prima e dopo e più racconti sulla guerra, mentre è stato il contrario. Ammetto che ad un certo punto la terza parte diventa un pò noiosa, ma c’è sempre la curiosità di capire come una donna che ha passato l’inferno riesca a riprendersi e vivere una vita normale. 

Questo libro ve lo consiglio se siete appassionati del genere, e avverto chi fosse incuriosito che ci sono passaggi molto forti, che raccontano una pagina della nostra storia che non si deve ripetere mai più!



mercoledì 10 novembre 2021

Recensione: Le sette sorelle di Lucinda Railey




Casa editrice: Giunti

Genere: Saga  familiare, romanzo rosa

Pubblicazione: gennaio 2015

Pagine: 459

Voto: 



Bellissima eppure timida e solitaria, Maia è l'unica delle sue sorelle ad abitare ancora con il padre ad Atlantis, lo splendido castello sul lago di Ginevra. Ma proprio mentre si trova a Londra da un'amica, giunge improvvisa la telefonata della governante. Pa' Salt è morto. Quel padre generoso e carismatico, che le ha adottate da bambine raccogliendole da ogni angolo del mondo e dando a ciascuna il nome di una stella, era un uomo di cui nessuno, nemmeno il suo avvocato e amico di sempre, conosceva il passato. Rientrate precipitosamente nella villa, le sorelle scoprono il singolare testamento: una sfera armillare, i cui anelli recano incise alcune coordinate misteriose. Maia sarà la prima a volerle decifrare e a trovare il coraggio di partire alla ricerca delle sue origini. Un viaggio che la porterà nel cuore pulsante di Rio de Janeiro, dove un vecchio plico di lettere le farà rivivere l'emozionante storia della sua antenata Izabela, di cui ha ereditato l'incantevole bellezza. Con l'aiuto dell'affascinante scrittore Floriano, Maia riporterà alla luce il segreto di un amore sbocciato nella Parigi bohémienne degli anni '20, inestricabilmente legato alla costruzione della statua del Cristo che torreggia maestosa su Rio. Una vicenda destinata a stravolgere la vita di Maia.




Buongiorno lettori, oggi si parla del primo libro di una saga famigliare, quella delle Sette sorelle. 

Mi sono stupita da sola, in quanto io non amo le saghe famigliari, ma questa storia mi ha attirata pagina dopo pagina. 

In questo libro conosciamo tutte e sei le Sorelle adottate da piccole da Pa’ Salt, un uomo tanto ricco quanto misterioso. 

Dopo la prematura morte del padre le sorelle si riuniscono nella loro villa a Ginevra, dove scopriranno che nel testamento, il padre ha lasciato ad ognuna di loro degli indizi per ricercare le loro vere origini. La prima a prendere il volo per il Brasile alla ricerca delle proprie origini è Maia. 

Maia come personaggio mi è piaciuta davvero molto. Insicura ma caparbia. Una volta arrivata a Rio chiamerà uno scrittore con cui ha già lavorato insieme, e lui sarà molto lieto di aiutare Maia nella ricerca della sua vera famiglia. 

Dopo l’arrivo di Maia a Rio il romanzo intraprende una seconda linea temporale, quella narrata dal punto di vista della Bisnonna di Maia. 

Ammetto che all'inizio non mi interessava per nulla la storia di Izabela, (Bisnonna di Maia) ma dopo qualche pagina me ne sono completamente innamorata, e bramavo scoprire sempre di più cosa le fosse successo! 

La storia di Izabela è intrecciata con la storia della creazione della famosissima  statua del Cristo di Rio. La storia narrata della creazione della statua è una parte che mi ha emozionato moltissimo. Grazie a delle lettere a dei racconti Maia prenderà coscienza della sua vera famiglia, delle proprie origini e inizierà a capire come mai Pà Salt l’ha adottata. Mi è piaciuto che alla fine si chiude il cerchio, ma si lasciano delle porte aperte.  Arriviamo a capire tante cose, ma ci sono cose che scopriremo nel corso dei libri successivi. 

Le ambientazioni create dall’autrice mi sono piaciute molto. Si può distinguere facilmente se una scena è ambientata nei giorni nostri oppure nel passato. 

La cosa che ho amato maggiormente sono i personaggi! Una saga famigliare per funzionare bene deve avere dei personaggi con delle storie accattivanti e questa ci è riuscita in pieno! Tutti i personaggi hanno qualcosa da raccontare, a partire dalle cinque sorelle di Maia, per arrivare a tutti i personaggi che incontriamo nel passato. La storia d’amore non manca, anzi ne abbiamo più di una. Quella di Maia è sicuramente meno accentuata, cresce piano piano nella storia, e si capisce subito che un grave trauma passato la blocca. Mentre la storia d’amore di Izabela è semplicemente favola. è una storia d’amore di altri tempi, con diversi ostacoli, diverse priorità, ma non mancano la passione e la dolcezza. 


In sostanza questo libro mi è piaciuto molto, sicuramente continuerò con il secondo della serie e vedrò se procedere per tutta la saga. LO consigli un pò a tutti, perchè abbiamo sia una storia d’amore per i più romantici, sia un mistero da risolvere per i più investigativi e una storia di famiglia che commuove sempre tutti. Per non parlare di quanto è interessante vedere la creazione del Cristo, divenuto poi simbolo della città di Rio.





venerdì 7 maggio 2021

Recensione: Le figlie del dragone di William Andrews


Casa editrice: beat

Genere: Narrativa; narrativa storica

Pagine: 303

Pubblicazione: 2020

Voto: 



Nata in Corea e adottata da una coppia di americani quando aveva solo cinque mesi, la ventenne Anna Carlson non ha mai avvertito il desiderio di cercare la donna che l'ha messa al mondo. Ma dopo la morte di Susan, la sua madre adottiva, Anna sente la necessità di raggiungere la Corea per conoscere le sue origini.

Nell’orfanotrofio di Seoul in cui la giovane si reca per avere notizie del suo passato, tuttavia, la attende un’amara verità: sua madre è deceduta vent’anni prima, nel darla alla luce.

Pronta a ripartire senza le risposte che cercava, Anna viene avvicinata da un’anziana con i capelli grigi legati in una treccia, che le mette in mano un pacchettino. All’interno c’è un foglio con un indirizzo di Seoul, scritto in un corsivo elegante, e un pettine in cui è intagliato un drago con il dorso d’oro massiccio. Qual è il significato di un dono tanto prezioso?

Recandosi all’indirizzo scritto sul foglio, Anna non solo scoprirà che la donna, Hong Jae-hee, è la sua nonna materna, ma verrà a conoscenza della sua drammatica storia.

Una storia che ha inizio nel 1943, quando Hong Jae-hee e la sorella maggiore, Soo-hee, vengono reclutate dall’esercito giapponese per lavorare in una «casa di conforto», dove diventano ianfu, «donne di conforto», ovvero prostitute, schiave sessuali dei soldati giapponesi. Resistere all’orrore diventerà, per le due sorelle, l’unico modo per sopravvivere…


   


    Buongiorno lettori, oggi sono qui per parlavi di un libro che mi  ha conquistata, vale a dire le figlie del dragone. 

Ho iniziato questo libro, attirata dalla trama e dal consiglio di Stefania ( https://www.instagram.com/stefania_siano/) e dopo le prime pagine la storia mi aveva già catturato.


All'inizio del libro conosciamo Anna, che insieme a suo padre adottivo si reca in Corea alla ricerca della madre naturale, ma arrivando a destinazione scopre l’amara verità della morte della madre. Dopo aver conosciuto la sua nonna materna, scoprirà anche le sue vere origini e le origini della sua famiglia.


Parto col dire che la storia di Anna per quanto mi riguarda è solo il contorno del libro, la vera protagonista è lei Jae-hee, la nonna materna di Anna, che con un tuffo nel passato ci farà rivivere la sua storia. 

Personalmente la prima metà del libro la reputo perfetta, è la parte della storia che più mi ha interessato e coinvolto. 

Iniziamo il cammino nella memoria di Jae-hee quando lei e sua sorella maggiore, durante la seconda guerra mondiale, vengono prese dai giapponesi e con la scusa di andare a lavorare in una fabbrica vengono portate in questa “casa di conforto”. In questi duri anni la protagonista viene obbligata a prestare “conforto” ai soldati giapponesi e quindi verrà stuprata e maltrattata da essi. Questo primo quarto del libro è molto forte. Vengono descritte violenze, non solo sessuali, che venivano inflitte alla ragazze presenti nella casa di conforto. 

Jae.hee è una delle poche ragazze che riusciranno a scappare da questo inferno e da lì racconterà la sua vita, altrettanto difficile, altrettanto dura. 

Non vi dirò nulla di più perchè è un libro che va scoperto man mano. 

Ad alleggerire la storia c’è il racconto del pettine con il dragone. Questo è un oggetto molto prezioso e potente, che la nostra protagonista conserva da una vita intera ed ora è pronta per passarlo ad Anna. Ma quando la polizia scopre che Anna possiede questo oggetto le cose si fanno sospette. Lo stato della Corea vuole il pettine, ma Anna capirà che quell’oggetto così misterioso vale moltissimo. 


La cosa che mi ha colpito, sone le conseguenze di quello che i militari giapponesi hanno fatto a queste ragazze. Jae-hee per una vita intera viene vista come sbagliata,per quello che ha fatto e per quello che ha subito,che è una cosa disgustosa! Lei ha semplicemente cercato di sopravvivere.


Nel libro si tratta sia il periodo della seconda guerra mondiale sia il dopoguerra, tra Giappone e Corea, tra Corea del Nord e del Sud. 

Come avrete capito la storia mi è piaciuta molto, i personaggi sono ben caratterizzati, si capisce la sofferenza di ognuno di loro. 

Lo stile di scrittura l’ho trovato molto appropriato con il testo, semplice e diretto, senza troppi fronzoli. L’autore è stato molto bravo nel descrivere scene molto forti, senza entrare in troppi dettagli, ma facendoti sentire quello che in quel momento provava la nostra protagonista. 

In questo libro, parliamo di una storia vera, reale, cose che nel nostro passato sono successe, e che purtroppo sono state sepolte per molto tempo.


Infine questo è un libro che consiglio, anzi stra consiglio, ma non è affatto una lettura leggera. Ognuno di voi sà che cosa riesce a leggere e cosa no, quindi lo consiglio ma decidete in base alla vostra personalità, perché qui troverete contenuti molto forti sia fisici che psicologici.








venerdì 8 marzo 2019

Audiolibriamoci: Le assaggiatrici di Rosella Postorino





Casa Editrice: Feltrinelli
Genere: Storico (NARRATIVA!)
Pubblicazione: 11 gennaio 2018
Ore di ascolto: 8:44:17
Voto:



La prima volta che entra nella stanza in cui consumerà i prossimi pasti, Rosa Sauer è affamata. "Da anni avevamo fame e paura", dice. Con lei ci sono altre nove donne di Gross-Partsch, un villaggio vicino alla Tana del Lupo, il quartier generale di Hitler nascosto nella foresta. È l'autunno del '43, Rosa è appena arrivata da Berlino per sfuggire ai bombardamenti ed è ospite dei suoceri mentre Gregor, suo marito, combatte sul fronte russo. Quando le SS ordinano: "Mangiate", davanti al piatto traboccante è la fame ad avere la meglio; subito dopo, però, prevale la paura: le assaggiatrici devono restare un'ora sotto osservazione, affinché le guardie si accertino che il cibo da servire al Führer non sia avvelenato. Nell'ambiente chiuso della mensa forzata, fra le giovani donne s'intrecciano alleanze, amicizie e rivalità sotterranee. Per le altre Rosa è la straniera: le è difficile ottenere benevolenza, eppure si sorprende a cercarla. Specialmente con Elfriede, la ragazza che si mostra più ostile, la più carismatica. Poi, nella primavera del '44, in caserma arriva il tenente Ziegler e instaura un clima di terrore. Mentre su tutti - come una sorta di divinità che non compare mai - incombe il Führer, fra Ziegler e Rosa si crea un legame inaudito.



Buongiorno lettori! Chi è che massacra – quasi – sempre i libri osannati da tutto il mondo?! Ma ovviamente io, la vostra Sara 😎😂
Partiamo dicendo che io, come avrete visto, ho ascoltato l’audiolibro… e per fortuna! Avessi dovuto leggerlo probabilmente l’avrei abbandonato dopo due capitoli, buttando così via 20€. L’audiolibro è comunque ben fatto, la narratrice rappresenta bene la protagonista e non risulta noiosa, il problema è la trama e lo svolgimento. Anche se mi è stato rifilato come romanzo storico! STORICO! Non penso proprio che sia il genere adatto a questo libro – sarebbe un insulto ai romanzi storici – avrei accettato romanzo rosa o addirittura di narrativa, ma storico proprio no! E questo solo perché la storia prende spunto dalla vita di Margot Wòlk, vera assagiatrice di Hitler ai tempi della guerra. PRENDE SPUNTO, sottolineerei per bene queste due parole, non chiare forse nemmeno all’editore.


Questo comunque era stato il punto ad incuriosirmi, un punto di cui non avevo mai sentito parlare ma che mi intrigava molto. Per questo mi aspettavo tutt’altro. La storia è molto romanzata, che potrebbe anche starci, peccato che non arrivi da nessuna parte. A quale scopo è stato scritto?! È questa la domanda che mi sono posta alla fine, perché questo libro non mi ha trasmesso nulla, se non un assiduo senso di “negatività”, e di certo assolutamente non mi è arrivato quel grande messaggio di storia che tutti hanno acclamato.


La protagonista è un’ameba, un’ameba tedesca per la precisione, che vive la sua vita senza scopi, giusto perché qualcuno l’ha messa al mondo, passivamente, lamentandosi  ma senza agire per cambiare le cose e darsi una svegliata. Si chiama Rosa, una delle 10 assagiatrici di Hitler, a lei spettava l’arduo compito di emozionarmi. Fallito miseramente purtroppo.. l’ho quasi odiata ad un certo punto.




Oltre a lei anche gli altri personaggi non apportano praticamente nulla di degno alla storia, che risulta così un unico susseguirsi di azioni “quotidiane”. Andare a prendere il pullman, mangiare, dormire, piangere… tutte emozioni piatte che mi hanno annoiata. Nessun colpo di scena che si possa definire tale – ancora in contrasto con quanto dice il resto del mondo – e soprattutto nessun finale! Io odio i non finali.


Infatti dopo che ci sorbiamo ore inutili di ascolto/lettura sulla triste vita di Rosa da quando è scoppiata la guerra - obbligata da povera tedesca ad assaggiare le prelibatezze che sarebbero poi spettate a Hitler - fino alla fuga per non essere catturata con il Führer e i suoi, non ne sapremo più nulla.
L’autrice ci riserva un capitolo finale sulla sua vita dopo circa 40 anni dalla fine della guerra, un capitolo pessimo e inutile che mi ha fatto rizzare ancora di più i capelli sulla testa. Un non finale che non da nessun epilogo alla storia, buttando cose a caso e cercando di far breccia nel cuore del lettore.


Io quindi non ci ho trovato tutta sta genialità, ma solo una storiella d’amore – a quanto pare unico vero problema reale di Rosa – e anche di pessima qualità. Per fortuna lo stile di scrittura è scorrevole, di facile lettura/ascolto, senza troppi discorsi inutili riuscendo così ad andare dritto al punto. Come se il “punto” ci fosse. Purtroppo unica nota positiva che riesco a tirar fuori da questo ascolto. Sconsigliato. 








sabato 26 gennaio 2019

Recensione: Cleopatra la regina che sfidò Roma e conquistò l'eternità


Casa Editrice: Harper Collins Italia
Genere: Storico - Biografia
Pubblicazione: 27 novembre 2018  
Pagine: 480
Voto:

Il mondo di oggi non sarebbe lo stesso senza Cleopatra, una sovrana colta, intelligente e dotata di una straordinaria abilità sia sul tavolo delle trattative che nelle guerre. Una donna di potere incredibilmente moderna per il passato e allo stesso tempo capace di provare grandi passioni amorose. Ma chi era veramente l'ultima regina d'Egitto? Lei, infatti, è nell'immaginario di tutti, però la sua figura storica è ancora in parte poco conosciuta e non priva di aspetti enigmatici a causa dei pochi dati certi che la riguardano. Alberto Angela ha deciso di ricostruire la vita e le abilissime mosse sullo scacchiere internazionale, ma anche gli amori e le passioni della regina che in un certo senso ha conquistato Roma, rintracciando le fonti storiche e consultando gli studi moderni, e accompagnandoci per mano tra le caotiche strade della capitale del mondo antico, sulle banchine dell'esotico porto di Alessandria d'Egitto e sui sanguinosi campi di battaglia, alla scoperta di persone, storie, usi e costumi. Alberto Angela è in grado di farci rivivere in prima persona il periodo che ha segnato un cambio epocale nella storia romana, dal racconto minuto per minuto dell'uccisione di Giulio Cesare che decreta la fine della Repubblica alla morte di Antonio e Cleopatra (la cui tomba non è ancora stata ritrovata!) fino alla nascita dell'Impero con Augusto al potere. "Cleopatra. La regina che sfidò Roma e conquistò l'eternità" è un viaggio nel tempo tra Occidente e Oriente, per riscoprire con uno sguardo nuovo una donna carismatica e intelligente e un periodo storico affascinante e convulso, ricco di contraddizioni, intrighi, passioni e guerre che hanno segnato il nostro presente e contribuito a rendere il mondo il luogo che oggi tutti noi conosciamo.
Cleopatra, donna minuta, sola contro un mondo fatto di uomini potenti e intrighi politici, riuscirà a portare l’Egitto alal grandezza e a garantirsi un più che meritato posto tra le figure più importanti della storia. Ne conoscerete un lato inedito, sentirete i suoi pensieri, le sue paure, le ambizioni e le strategie politiche.
Quello che viene descritto non è solo il ritratto della donna dietro alla leggenda, ma viene svelato il volto di un’intera città, un’intera società, nella sua quotidianità.
Le descrizioni sono così vivide e reali che è veramente facile immedesimarsi in questo libro, quasi fosse un film! Visiterete i bellissimi giardini delle residenze romane, navigherete sul Nilo, assisterete a epiche battaglie navali, parteciperete e complotti e intrighi… Questo libro non racconta semplicemente uno storia ma è un viaggio tra i pensieri, la quotidianità, i sogni e le paure degli abitanti di Roma in questa fase storica così bella ed affascinante. Le figure mitiche di cui avete sempre sentito parlare nei libri di storia, da Cleopatra a Cesare, da Marco Antonio a Ottaviano, assumeranno tratti meno mitologici, ma non per questo meno affascinanti, diventeranno persone reali e concrete, che daranno veri volti e sensazioni nuove alle loro storie. Le parole di questo libro riecheggiano nella testa immancabilmente con la voce di Alberto Angela, anzi proporrei di creare un audiolibro letto dall’autore stesso!! Unico difetto, il libro sembra molto più lungo di quello che è, forse perché ha una grande ricchezza di dettagli e perché resta una lettura impegnativa.


lunedì 14 gennaio 2019

Recensione: Il mistero dell'Inquisitore di Evangelisti

Casa Editrice: Mondadori
Pubblicazione: 1997
Genere: Fantasy
Pagine: 292
Voto:

1354: Nicolas Eymerich, il sinistro inquisitore, è in Sardegna con re Pietro IV d'Aragona per soffocare la rivolta di Mariano, giudice d'Arborea. Mariano però ha un alleato potente e misterioso: lo chiamano Sardus Pater, una divinità sconosciuta e terribile... 1942, New York: lo psicologo austriaco Wilhelm Reich si è rifugiato in America per sfuggire ai nazisti e ha fatto una scoperta rivoluzionaria. Tanto da costringere le autorità a rinchiuderlo in prigione, dove una serie di inspiegabili allucinazioni sembra metterlo in collegamento proprio con Eymerich. Pubblicato per la prima volta nel 1996 nella storica collana "Urania", un romanzo che segna una delle tappe fondamentali nella saga dell'inquisitore Eymerich, protagonista di libri ormai diventati di culto, a metà tra fantascienza e il noir.
Buongiorno lettori, oggi recensione di un libro un po’ diverso dai solito. Questo libro mi è stato consigliato ed imprestato da un amico. Il libro in questione è di Evangelisiti grande scrittore italiano dei generi Fantasy, fantascienza e horror.
Il mistero dell’inquisitore Eymerich è uno dei romanzi in cui si racconta la storia dell’inquisitore Eymerich, uno tra i personaggi più celebri creati dallo scrittore.
Questo libro è diviso in tre racconti, all’apparenza scollegati tra loro, ma in realtà è tutto connesso. Il racconto principale è quello che si svolge nel 1354 ed ha come protagonista il “domenicano” Nicolas Eymerich. Lo seguiamo nelle vicende in Sardegna, insieme al Re, dove deve cercare di soffocare una rivolta, ma Il giudice Mariano ha un alleato potente, che ben presto conoscerà anche il nostro inquisitore. 
L’altra parte del racconto ci parla di Reich, che sfuggito dai nazisti per la sua grande scoperta, l’energia orgonica. In questi capitoli seguiamo la scoperta di questa energia e di come è cambiata la vita dello psicologo, fino alla sua morte.
Le ultime vicende che seguiamo sono i capitoli riguardanti i bambini del futuro. In questi ci troviamo in un futuro non precisato e seguiamo le vicende dei tre quattordicenni che sono stati mandati a Lazzaretto(in Sardegna posto dove si trovano le persone malate)  per insubordinazione. In questo luogo, temuto da tutti, i tre incontreranno un vecchio che sostiene di poter curare tutte le persone li presenti, ma lo dovranno aiutarlo ad entrare nella grotta.

Tutti e tre le parti sono collegate tra loro, grazie alla fonte di energia che L’inquisitore scopre nel 1354. Il romanzo ha caratteristiche un po’ diverse dai romanzi attuali, ma mi ha catturato tantissimo. Una delle parti più interessanti è stata la spiegazione dell’energia orgonica, la grande scoperta di Reich. La storia principale invece a mio parere ci mette un po' ad ingranare, ma dopo qualche capitolo ti conquista. Ho dovuto assolutamente continuare la lettura perché dovevo assolutamente scoprire il grande mistero della gotta di Nettuno.
Premetto che non avevo mai letto nulla dello scrittore, ma dopo questo romanzo penso che andrò in cerca di nuovi romanzi di esso. La storia dell’inquisitore mi è piaciuta e visto che fa parte di una raccolta ad esso dedicata penso che leggerò altri libri.
Non vi voglio svelare molto perché è un libro che va letto e scoperto capitolo dopo capitolo. Ha una scrittura coinvolgente, che anche se all’inizio non mi catturava dopo qualche capitolo ero già presa per questo libro. Non mi resta che dirvi vi consiglio di leggere questo libro, o almeno qualcosa di questo scrittore.