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giovedì 14 aprile 2022

Recensione: La casa sul promontorio di Romano De Marco


Casa editrice: Salani editore

Genere: thriller 

Pubblicazione: marzo 2022

Pagine: 288

Voto:



Mattia Lanza è lo scrittore più amato d'Italia, il più venduto, il più invidiato, il più tradotto all'estero. Ha una bella famiglia, un'agente che farebbe qualunque cosa per lui, un appartamento a New Yorke abbastanza soldi per soddisfare ogni possibile desiderio. Insomma, una vita da sogno. Fino alla sera in cui sua moglie ei loro due figli vengono massacrati. Due anni dopo quei fatti di sangue, assolto nel processo che lo ha visto unico indagato per il triplice omicidio, Mattia Lanza decide di tornare a scrivere. Per farlo, sceglie di isolarsi in una villa nascosta dalla vegetazione, sul promontorio di Punta Acqua Bella, in Abruzzo, un paradiso affacciato sul mare. L'incontro casuale con una donna, Eva, sembra riportargli sensazioni che da troppo tempo non viveva, compresa l'ispirazione letteraria. Ma il passato continua a tormentarlo: gli incubi, le visioni angoscianti, i presagi di sventura non gli danno pace. Di chi sono gli occhi che lo spiano di notte? Chi è l'inquietante anziana che lo segue ovunque vada e lo fissa in silenzio? E cosa sono gli strani oggetti che ha trovato nella casa, che sembrano rimandare a un vicino cimitero di guerra? Svelando la verità con continui colpi di scena, questo thriller di Romano De Marco indaga la complessità delle relazioni e ci mostra fin dove è disposto a spingersi l'essere umano per assecondare i propri desideri. 


Buongiorno lettori, eccomi qui a parlarvi di un thriller, di uno scrittore italiano, che ho amato! 

Innanzitutto ringrazio Salani per l’opportunità sia di lettura del libro, sia per l’incontro online insieme all’autore. 

Questo romanzo l’ho divorato! è uno di quei libri dove una pagina tira l’altra e vuoi arrivare alla fine per scoprire come va a finire. 

Il romanzo ci parla di Mattia, uno scrittore italiano molto famoso, che dopo aver ritrovato massacrata la propria famiglia finisce con l’essere il primo accusato. Dopo due anni di terribile sofferenza decide, spinto anche da Giulia la sua editrice ,  di tornare a scrivere. Si recherà a Punta Acqua Bella, in una bellissima casa sul promontorio dove però l’arrivo della sua vicina Eva sconvolgerà un po ' i piani. Tornata l'ispirazione inizierà a scrivere un nuovo ed inedito romanzo, ma non è solo quello che accadrà, infatti Mattia dovrà fare i conti con il proprio passato, con quella figura che sembra perseguitarlo. 

Durante la permanenza al promontorio ci saranno omicidi e gravi pericoli, ma Mattia riuscirà a scrivere il romanzo? e cosa ne penserà la polizia di un ex indagato per pluriomicidio? 

Il romanzo mi è piaciuto davvero molto. Lo scrittore usa uno stile incalzante e mai noioso. Durante il webinar online ho avuto modo di scoprire che i posti descritti nel romanzo sono reali ( si trovano in Abruzzo) e la loro descrizione è stata appropriata e mai eccessiva.

Il romanzo si apre con la scena del delitto della famiglia di Mattia, una scena abbastanza forte, che dona subito al romanzo quel senso di cupo, di ansia, che si mantiene poi per tutto il romanzo.  

Diciamo che la parte che mi ha interessato meno è stata quella riguardo gli oggetti che Mattina trova nella casa e tutta la storia legata ad essi. 

I toni del romanzo sono molto cupi, ma non oppressivi. 

Per quanto riguarda il personaggio principale io l’ho amato! Ho percepito fin da subito la sua ansia, l’angoscia nel non riuscire più a vivere dopo l’inferno passato. Lo scrittore ha rivelato che sicuramente nei punti dove Mattia affronta la scrittura del nuovo romanzo, c'è un po ' la realtà della nevrosi dello scrittore. La storia che si verrà a creare con Eva e Mattia l’ho apprezzata molto, l’ho trovato realistica nell’insieme. 

Ma la cosa che ho apprezzato maggiormente di tutto è il finale!!! Dovete leggere il libro solo per questo finale! è geniale! Vi posso solo rilevare che è un pò un finale a doppio taglio . 

Sempre nell’incontro De Marco ha rivelato che parte del finale per costruire una storia solida e devo ammettere che è vero, tutto combacia. L’autore ha detto una frase che mi ha colpita molto “ La fantasia deve essere credibile la realtà no”. Ora non ricordo se era una citazione di qualcuno ma mi ha davvero colpito perché come ha detto Roamno, nella realtà succedono cose più terribili di quelle descritte nei libri.  Dell’autore ammetto che non ho mai letto nulla, ma andrò sicuramente a recuperare altro visto quanto mi ha entusiasmato questo libro. 

Vi ho incuriosito abbastanza?? correte a leggere questo libro se amate i finali che vi sorprendono



mercoledì 16 giugno 2021

Recensione: Ciao per sempre di Corinna De Cesare



Casa editrice: Salani

Genere: Narrativa contemporanea 

Pubblicazione: Aprile 2021

Pagine: 160

Voto: 



Possiamo davvero dire addio a una persona, a un posto che abbiamo amato o che ha fatto parte di noi?

Per il funerale della nonna, Margherita è costretta a tornare a Collina d’Oro, il luogo dov’è cresciuta negli anni Novanta, con i terreni coltivati che danno al paese “quel nome fiabesco e anche un po’ ridicolo perché d’oro ci sono solo infinite distese di spighe di grano”. Ad attenderla ci sono la sua vecchia casa, l’amica d’infanzia che non ha più voluto incontrare, il primo amore dal quale è scappata senza spiegazioni. Rivederli significa fare i conti con quindici anni di silenzi e di bugie, ammettere la possibilità del dolore e affrontare verità sopite per troppi anni, provando a riconciliarsi con gli strappi della vita. Perché c’è una crepa in ogni cosa e da lì entra la luce.

Con una scrittura schietta e usando la propria geografia personale.




Buongiorno lettori, eccomi a parlarvi di un libro che letto per una collaborazione con Salani. 

Devo ammettere che con questo libro ho fatto un po fatica, perchè è stato il classico libro mi aspettavo una cosa e ne ho trovata un altra,  ma non proprio piacevole. 

La storia racconta la storia di Margherita, che torna al suo paesino di origine per partecipare al funerale della nonna, e li ricorderà il suo passato, le sue amicizie e i suoi amori. 

Partiamo da una nota negativa, il racconto non riusciva a prendermi.  Personalmente sono molto attaccata al mio paesino di origine (tanto che ho deciso di rimanere a vivere qui) quindi rivedevo certi aspetti delle protagonista, come il sentirsi a casa, ma non riuscivano a toccarmi molto. 

Nel racconto abbiamo molti episodi che riguardano il passato e non è sempre chiaro al lettore in quali si parla del passato in quelli del presente. 

I personaggi li ho trovati tutti molto piatti, non avevano molto spessore e sono altamente dimenticabili. 

L’idea della storia in sé non è male, ma per mio gusto è stata una storia poco incisiva, molto improntata sul passato e meno sul presente futuro. 

C’è una sorta di mistero legato ad un uomo che segue Margherita, interessante ma poco intrigante. 

Questa sarà una piccola recensione, ma sicuramente è stato un libro che mi ha lasciato davvero poco.



giovedì 21 giugno 2018

Recensione: L'anno in cui imparai a raccontare storie di Lauren Wolk


Casa editrice: Salani
Genere: Narrativa
Pubblicazione: 2018
Pagine: 278
Voto:


Ambientato nel 1943, all'ombra delle due guerre, è il racconto di una ragazzina alle prese con situazioni difficili ma vitali: una nuova compagna di classe prepotente e violenta, un incidente gravissimo e un'accusa indegna contro un uomo innocente. Annabelle imparerà a mentire e a dire la verità, perché le decisioni giuste non sono mai facili e non possiamo controllare il nostro destino e quello delle persone che ci sono vicine, a prescindere da quanto ci impegniamo. Imparerà che il senso della giustizia, così vivo quando si è bambini, crescendo va difeso dalla paura, protetto dal dolore, coltivato in ogni gesto di umanità.


Buongiorno lettori 😊 Oggi vi parlo di un altro libro acquistato al salone del libro! 😊
L’anno in cui imparai a raccontare storie mi aveva attirato fin da subito per la cover bellissima, leggendo la trama mi sono perdutamente innamorata. Devo dire che però alla fine del libro avevo un po’ le idee confuse su che voto dare ad esso.
Il romanzo racconta la storia di Annabelle, una ragazzina molto dolce e gentile, che finisci per diventare una vittima di bullismo. Il romanzo è ambientato nel 1943, quindi all’inizio della Seconda guerra mondiale.
Annabelle è una ragazzina di soli undici anni è la sua vita è sempre trascorsa in maniera tranquilla. Al mattino si reca a scuola, insieme ai suoi due fratelli più piccoli, al pomeriggio aiuta la madre nelle faccende domestiche e qualche volta il padre con i lavori nei campi o nella stalla.
Nell’autunno del ’43 cambiò tutto. Arrivò Betty, una ragazzina che è esattamente l’opposto di Annabelle. Betty è cattiva, viziata, bugiarda e soprattutto bulla. Prenderà di mira la nostra dolce protagonista che all’inizio cercherà di risolvere le cose da sé, ma alla fine sarà costretta a chiedere aiuto ai genitori.



Un altro personaggio fondamentale della storia è Toby. È sicuramente il personaggio più interessante e misterioso del racconto. Toby vive in una specie di capanna nel bosco, poco distante dalla fattoria di Annabelle, è un ex militare reduce dalla Prima guerra e si porta sempre appresso tre fucili.
Toby è “amico” della famiglia della protagonista. Lui effettivamente non ha amici, vive da solo, e parla poco, anzi quasi mai con la gente, ma di certo è una persona buona. La famiglia di Annabelle dona a lui dei vestiti usati, del cibo, e una macchina fotografica vinta ad un concorso. Toby infatti mentre gira per i boschi fotografa sempre, alberi, animali, paesaggi bellissimi che si trovano solo in natura, e fotograferà anche scene brutte di una ragazzina che vuole essere prepotente. Una volta che anche gli adulti vengono alla scoperta di ciò che fa Betty, e di come Annabelle ha sempre cercato di difendersi, cercheranno di intervenire… ma ormai di Betty non c’è più traccia è scomparsa. Tutti si metteranno alla ricerca di Betty, e scopriranno che non è la sola ad essere sparita, anche lo strambo che abita nel bosco, Toby, è scomparso e da qui partiranno le ricerche.

Il romanzo parte molto lentamente e la prima metà è abbastanza piatta. È sicuramente una scrittura rivolta ad un pubblico più giovane, che può comprendere la gravità di certe azioni, restando comunque coinvolto dalla piacevole lettura. Però personalmente lo consiglio anche agli adulti, per cercare di ritrovare la semplicità e il coraggio della gioventù.
In questo romanzo assistiamo sia a violenza fisica, come botte e bastonate, ma a mio parere, la più grande è la violenza psicologica. Annabelle ormai ha paura di affrontare il sentiero che la porta verso scuola per il terrore di incontrate Betty che le faccia del male. E qui subentra quella parte remota delle persone bulizzate, Annabelle spera che a Betty accada qualcosa di brutto.



Il romanzo mi ha soddisfatto anche se l’inizio e molto lento. Abbiamo tante descrizioni dei paesaggi, cosa che non sempre ho apprezzato. Ho adorato invece l’epoca dell’ambientazione. Tutto diverso dai giorni nostri. Oggi fa strano pesare che una ragazzina di soli undici anni cucini, svolga faccende domestiche, e aiuti nei campi o nella stalla. E invece solo qualche decennio fa era normale.
Di Toby avrei voluto scoprire qualcosa di più, anche perché è sicuramente un personaggio su cui si poteva costruire molto. Questa mancanza di approfondimento può essere dettata dal fatto che il romanzo sia rivolto ad un pubblico piuttosto giovane e quindi si voleva mantenere uno stile più “leggero” è di conseguenza non analizzare a fondo questo personaggio.  

Quindi mi ha sicuramente lasciato un piccolo segno questo libro, segno che la famiglia c’è sempre. I giovani dovrebbero capire che la mamma e il papà sono le due persone di cui ci si può fidare e che ogni nostro problema, grande o piccolo, va condiviso con loro. Assolutamente consigliato a tutti, anche se ad un pubblico più adulto potrebbe annoiare un pochino per lo stile e la lentezza inziale.