lunedì 29 giugno 2020

Recensione:La città di ottone di S. A. Chakraborty



Casa Editrice : Mondadori 
Genere: Fantasy 
Pubblicazione: Giugno 2020 
Pagine: 525 
Voto:  


Egitto, XVIII secolo. Nahri non ha mai creduto davvero nella magia, anche se millanta poteri straordinari, legge il destino scritto nelle mani, sostiene di essere un'abile guaritrice e di saper condurre l'antico rito della zar. Ma è solo una piccola truffatrice di talento: i suoi sono tutti giochetti per spillare soldi ai nobili ottomani, un modo come un altro per sbarcare il lunario in attesa di tempi migliori. Quando però la sua strada si incrocia accidentalmente con quella di Dara, un misterioso jinn guerriero, la ragazza deve rivedere le sue convinzioni. Costretta a fuggire dal Cairo, insieme a Dara attraversa sabbie calde e spazzate dal vento che pullulano di creature di fuoco, fiumi in cui dormono i mitici marid, rovine di città un tempo maestose e montagne popolate di uccelli rapaci che non sono ciò che sembrano. Oltre tutto ciò si trova Daevabad, la leggendaria città di ottone. Nahri non lo sa ancora, ma il suo destino è indissolubilmente legato a quello di Daevabad, una città in cui, all'interno di mura metalliche intrise di incantesimi, il sangue può essere pericoloso come la più potente magia. Dietro le Porte delle sei tribù di jinn, vecchi risentimenti ribollono in profondità e attendono solo di poter emergere. L'arrivo di Nahri in questo mondo rischia di scatenare una guerra che era stata tenuta a freno per molti secoli. 

Buongiorno lettori, oggi parliamo del libro più chicchierato del mese, la città di ottone. Innanzi tutto ringrazio la mondadori per avermi inviato una copia digitale in ateprima, e dico anche che hanno fatto un ottimo lavoro con la copia cartacea del libro perchè esteticamente è davvero stupendo, ma ora pssiamo al contenuto 
La città di ottone ci catapulta in un mondo arabo, fatto di magia e di realtà. All’inzio infatti ci troviamo al Cario dove Nahri, la nostra protagonista, sa di avere qualche strano potere, come guarire le persone e se stessa, ma usa questi poteri per truffare la gente. Una sera facendo un rituale, senza saperlo invoca un Jinn, uno spirito un pò una specie di Genio. Dara riconosce che lei è una Nahid, l’ultima discendente di una tribù di guaritori, così la porterà a Daevadab, la città di ottone. Da qui inizierà il viaggio della nostra protagonista, in cui incontrerà creature del deserto, esseri magici e pian piano imparerà a conoscere la sua cultura e la sua magia. Nel frattempo a Deavadab Ali, il principe secondogenito, metterà in dubbio la sua lealtà, inizierà a capire che a corte si nascondono molti segreti e molti sotterfugi e che non è proprio sempre tutto come sembra. Quando Nahri e Dara arriveranno alla città di ottone non tutti, compreso Ali, sono contenti di questi due nuovi arrivati, ma il Rè offrirà loro un accordo in cui si nascondono molte insiedie.  
Penso che questo sia un libro da scoprire man mano, quindi io non vi svelerò più nulla della trama, ma passerò subito alle mie impressioni 
Il punto forte del romanzo è sicuramente il world bulding e il sistema magico. Io mi sono ritovata tante volte a pensare alle ambientazioni  stile Aladdin, ma con una magia più particolare. In questo mondo creato dall’autore si vanno a inserire molti elementi , molta cultura e molta tradizione. Abbiamo molte tribù di Deva, che ci vegono introdotte man mano nella storia, e che sinceramente ho fatto un pò fatica a distinguere all’inzio. Il libro ha un inzio molto lento, sicuramente l’autore deve dare tempo di far avviare la storia e fare entrare il lettore in questo ambiente, ma avrei apprezzatto un pò più di velocità 😉 Per quanto riguarda i personaggi nel complesso gli ho apprezzati, sicuramente ad alcuni che poi vedremo nei prossimi volumi, si da meno importanza e vengono descritti molto meno, ma diciamo che I tre protagonisti a me sono piaciuti. Io ho adorato anche molto la parte rigurante i sotterfugi e le strategie di corte, che praticamente va avanti da secoli. Devo ammettere che non è sempre facile stare dietro la storia, tutte le tribu, gli intrecci politici, la miagia,però una volta che si capisce il meccanismo e ci si presta la dovuta  attenzione si entra in in un mondo fantastico. Per narrarci la storia l’autore usa un meccanismo che a me piace molto, anche se è un po già rivisto. Quando Nahri è in viaggio  con Dara chiede a lui le spiegazioni sulla magia e sul loro popolo, così noi insieme alla protagonista veniamo a conoscenza della storia di Deavabad. Le cose che non mi hanno convinta sono principalmente due. In primis passa troppo tempo tra un capitolo e l’altro, certe volte anche settimane, e quindi alcuni passaggi,decisioni prese da determnati personaggi o legai affettivi sembrano un pò affrettati , sopratutto dopo il loro arrivo alla città. Secondo la relazione un pò a trinagolo Ali Dara e Nahri, proprio no. Personalmente già non amo I triangoli ma questi due che danno ordini alla ragazza anche no .Il  libro è diviso in capitoli che ci vengono narrati dal punto di vista di Nahri e di Ali. Quelli della protagonista Ii ho sempre apprezzati,  e come persoanggio l’ho tovata molto unama. I capitoli di Ali sopratutto la prima metà del libro non mi sono piaciuti per nulla. Un pò troppo moralista come personaggio. Vede o il male o il bene senza capire che certe scelte, giuste o sbaglite, si devono compiere per mantenere la pace nel regno . Mio personaggio preferito è scuramente Dara! Io amo i personaggi come lui! Non è mai ne buono ne cattivo, sempre  pronto a spiegare tutto a Nahri, ma mai svelando totalmente se stesso. Non mi piace solo , come ho già detto, la parte possessiva del suo rapporto con Nahri. Invece un personaggio non approfondito che merita di più secono me è l’emiro, fratello di Ali, successore al trono. Nel libro inoltre sono molto presenti I temi della divesità, sia intesa come colore della pella, sia come divisione in classi sociali. Questo è fose uno dei temi principli di tutta la storia, e se ci fermani un attimo a pensare ognuno di questi peronaggi corrisponde ad una “tipologia” di perona nel mondo reale.  
Detto questo è un ibro che consiglio molto, soprattutto se amate leggere della culura araba, e se siete amanti di Aladdin vi conquisterà come è successo a me non appena ho letto del tappeto volante 😊

venerdì 12 giugno 2020

Recensione: La ragazza nella torre di Katherine Arden


Casa Editrice: Fanucci editore
Genere: Fantasy
Pubblicazione:  Novembre 2019
Pagine: 332
Voto:

Orfana e sola, costretta ad abbandonare il suo villaggio, Vasja dovrà rassegnarsi a trascorrere la vita in un convento o a permettere alla sorella maggiore di darla in sposa a un principe moscovita. Entrambe le strade la condannano a una vita in una torre, tagliata fuori dal vasto mondo che invece desidera esplorare. Così sceglie una terza via: travestendosi da ragazzo cavalca attraverso il bosco per sfuggire a un destino che altri hanno scritto per lei. A Mosca, intanto, la corte imperiale è scossa da lotte di potere e tumulti. Nelle campagne alcuni banditi razziano i campi, bruciano i villaggi e rapiscono le fanciulle. Dopo essere partiti per sconfiggere i briganti, il Gran principe e i suoi boiardi si imbattono in un giovane uomo in groppa a un magnifico destriero. Solo Sasa, un monaco guerriero, capisce che il "ragazzo" altri non è che sua sorella, creduta morta dopo la fuga dal suo villaggio in seguito all'accusa di stregoneria. Ma quando Vasja dà prova del suo valore in battaglia, cavalcando con una destrezza eccezionale e con un'inspiegabile forza, Sasa realizza che dovrà a tutti i costi mantenere il segreto della sua vera identità, per salvare la vita dell'unica persona in grado di fronteggiare le forze oscure che minacciano di distruggere l'impero...


Buongiorno lettori, eccoci qui a parlare del secondo libro della serie “la notte dell’inverno”, serie che sto amando sempre di più. Se il primo libro, l’orso e L’usignolo, mi aveva conquistata, questo secondo volume, la ragazza nella torre, mi ha fatto completamente innamorare.
Ci ritroviamo esattamente dove eravamo rimasti con il primo volume. Vasja scappata dal suo villaggio per essere stata accusata di stregoneria viaggia a cavallo in  cerca di libertà. Si imbatterà in dei vandali che bruciano interi villaggi e rapiscono delle ragazzine da essi. Vasja cercherà di salvare un villaggio e le tre ragazzine che erano state rapite e troverà rifugio nel convento di Mosca  di suo fratelle Sasa. Vasja dato il suo stano abbagliamento viene scambiata per un uomo e decide di mantenere questa copertura. Si ritroverà così a vivere quello che sogna, una vita libera, dove più cavalcare e non dipendere da nessuno, ma presto il suo segreto non sarà più al sicuro…
Ovviamente di questa trama non posso svelarvi molto, ma cercherò di raccontarvi le mie impressioni. Partiamo dai personaggi , Vasja devo dire che l’ho amata ancora di più che nel primo libro. In questo libro la vediamo matura, ormai donna, ma con degli ideali ben precisi nella sua mente. Preferisce morire piuttosto che essere rinchiusa in un convento o in un matrimonio. Ammetto che all’inizio non ho apprezzato il suo fingere di essere un uomo, mi ha tolto un po’ di quella sua determinazione, quasi fosse una scorciatoia, ma poi quando parlerà con i suoi fratelli, soprattutto con Ol’ga, capisco che la sua decisione è comunque complicata e difficile. Ho trovato oggettivamente un po’ banale il fatto che non venga notato da nessuno il suo vero sesso, sia nei modi di fare che di parlare, ma soggettivamente ci sono passata un po’ sopra.
Sasa, fratello di Vasja che nel primo libro vediamo diventare monaco, in questo libro l’ho amato. Fedele a Dio ma che non disdegna le battaglie, ama la sua famiglia e suo cugino Dimitrij, il principe dell’Rus. Appoggia Vasja, e la aiuterà il più possibile, anche andando contro sue certe volontà e convinzioni. Al contrario in questo libro ho detestato Ol’ga sorella maggiore di Vasja. L’ho trovata ,molto egoista e  irrispettosa della sorella. Ritroviamo poi Morozko re dall’inverno.  In questo secondo libro ci viene svelato molto di più su di lui che resta comunque un personaggio con molte cose da dire.
Come libro è sicuramente più maturo del primo, abbiamo alla base del libro ,molti intrighi di corte per spodestare Dimitrij che ho apprezzato. Cambia un po’ anche lo stile di scrittura. Mantiene sempre uno stile da favola, ma si evolve in qualcosa di più maturo e complesso. Uno dei temi centrali della vicenda è sempre la religione che va a contrapporsi alle credenze popolari. In questo libro ho ritrovato tutto, atmosfera perfetta, colpi di scena, peonaggi ben scritti, è come se la favola si evolvesse e prendesse una piega più matura. Scopriamo le origini di Vasilisa, conoscendo la persona da cui lei ha ereditato i poteri la nonna. Solovej il suo cavallo è uno degli elementi magici che amo della storia. Lo vediamo già nel primo libro, ma in questo secondo volume non si può che amarlo! E lo dico io che non sono per nulla un appassionata di cavalli!
Se devo trovare un difetto, il finale un po’ troppo affettato come era già successo nel primo, ma anche se il tutto si svolge in maniera veloce per me è scritto e spiegato in maniera esaustiva.
Detto questo ovviamente consiglio questo libro e questa serie, se nel primo si aveva una specie di auto conclusione in questo tutto resta collegato al terzo ed ultimo libro della serie. 

venerdì 5 giugno 2020

Recensione: Hunger Games ballata dell'usignolo e del serpente di Suzanne Collins

Casa Editrice: Mondadori
Genere: Distopico
Pubblicazione: Maggio 2020
Pagine: 476
Voto:

È la mattina della mietitura che inaugura la decima edizione degli Hunger Games. A Capitol City, il diciottenne Coriolanus Snow si sta preparando con cura: è stato chiamato a partecipare ai Giochi in qualità di mentore e sa bene che questa potrebbe essere la sua unica possibilità di accedere alla gloria. La casata degli Snow, un tempo potente, sta attraversando la sua ora più buia. Il destino del buon nome degli Snow è nelle mani di Coriolanus: l'unica, esile, possibilità di riportarlo all'antico splendore risiede nella capacità del ragazzo di essere più affascinante, più persuasivo e più astuto dei suoi avversari e di condurre così il suo tributo alla vittoria. Sulla carta, però, tutto è contro di lui: non solo gli è stato assegnato il distretto più debole, il 12, ma in sorte gli è toccata la femmina della coppia di tributi. I destini dei due giovani, a questo punto, sono intrecciati in modo indissolubile. D'ora in avanti, ogni scelta di Coriolanus influenzerà inevitabilmente i possibili successi o insuccessi della ragazza. Dentro l'arena avrà luogo un duello all'ultimo sangue, ma fuori dall'arena Coriolanus inizierà a provare qualcosa per il suo tributo e sarà costretto a scegliere tra la necessità di seguire le regole e il desiderio di sopravvivere, costi quel che costi.

Buongiorno lettori, oggi parliamo del prequel della serie di Hunger games, uscito dieci anni dopo la serie originale.
Devo ammettere che io riguardo a questo libro non avevo aspettative, sapevo a grandi linee la trama, ma non avevo ne alte ne basse aspettative.
Il libro ci parla di Snow che è appena un ragazzo e che viene scelto, insieme ad atri suoi compagni di scola, per fare da mentore ai 24 tributi che prederanno parte alla decima edizione degli Hunger  Games. La famiglia Snow, che è sempre stata ben piazzata nell’élite di Capitol City, sta attraversando un periodo di povertà dovuta alla guerra, ma ovviamente questo la società non deve saperlo, così il nostro protagonista prende questa opportunità da mentore come la sua scalata al successo. Tutto si complica quando a lui viene assegnato il tributo femmina del distretto 12 Lucy Gray. Durante la lettura del libro ho cambiato spesso idea, trovando molte cose positive, ma altrettante cose negative. Partiamo dalla trama che effettivamente non esiste. Il romanzo è incerato su Snow e su ciò che accade intorno a lui e  benché il romanzo sia scritto in terza persona singolare, noi seguiamo sempre i pensieri di Coriolanus. La parte forte del libro, mancando di trama, è data dal protagonista super interessate. In Coriolanus ritroviamo quella perfidia e malvagità che abbiamo conosciuto già nella trilogia originale e ho apprezzato tantissimo il fatto che l’autrice non abbia creato la solita storia del cattivo, ma che effettivamente lui abbiamo una natura più malvagia fin da subito. Ovviamente il tutto è un po’ prevedibile visto che noi sappiamo dove arriverà, e cosa farà nella sua vita futura. Nota più dolente sono invece tutti gli altri personaggi all’interno del libro, senza caratterizzazione o meglio ognuno di essi ricalca in modo profondo un solo lato di se.  Esempio Seianus amico di Snow è il ragazzo con i giusti ideali, la professoressa è la sadica ecc… ecco avrei preferito un po’ più di spessore invece sono come messi da contorno al protagonista principale. Parliamo un attimo di Lucy Gray, che in teoria dovrebbe essere la co-protagonista, sempre zero spessore. La vediamo come una ragazza fragile, ma all’interno dei giochi non si fa scrupoli. La “storia d’amore” tra i due protagonisti, ma anche no! Davvero senza senso, e non dico altro. Vi parlo invece della mia impressione su questi decimi Hunger Games, che sono molto diversi da come li conosciamo noi, sono molto più rozzi. Abbiamo un arena, come la conosciamo noi, con le gradinate e i tributi vengono messi li è basta, quindi zero spettacolo. Prima dei giochi i tributi non vengono “coccolati” con cibo e feste, bensì vengono messi in una gabbia allo zoo e lasciati senza cibo. Quindi capiamo che c’è stata una grande evoluzione, e parte di esse la vediamo qui, in quanto ai mentori viene chiesto di portare idee nuove per i giochi, e proprio il nostro futuro presidente sottoporrà tante nuove idee che poi come sappiamo verranno approvate. La parte dei giochi è stata la meno  interessante perché noi vediamo i mentori che osservano i loro tributi, ma magari per tutto il giorno non succede nulla. Altre cose che non ho apprezzato sono sicuramente i continui riferimenti alla serie originale senza un palese motivo, e le canzoni che proprio non ho sopportato.
Questo libro rientra nella categoria Y.Adult ma se fosse stato un libro per adulti sarebbe stato perfetto. Durante tutta la lettura ci vengono introdotti discorsi o argomenti che poi non vediamo mai trattati. Ecco a mio parere, sarebbe stato molto più interessante trattare di certi temi, come la violenza, perché esistono questi Hunger games? (questa domanda viene fatta molte volte ma non ha una vera risposta) Veniamo a conoscenza che fanno esperimenti per dei mutanti e niente non viene approfondito, e altre tematiche simili. Il finale è un po’ troppo affrettato.


Nel complesso è un libro che mi è piaciuto, abbiamo modo di tornare a Capitol City e conoscere meglio il presidente Snow, che a mio parere resta uno dei cattivi più ben scritti. Lo consiglio sicuramente hai fan della serie, ma avverto che non aggiunge nulla alla storia che già conosciamo, ma non va neanche a rovinarla. Ha sicuramente delle parti un po’ inutili, ma io contrariamente a molti ho apprezzato la terza parte (di cui non parlo per ovvi Spoiler) in cui ci troviamo nel distretto 12 e conosciamo Panem come non l’abbiamo mai vista. Detto questo se volte leggerlo non mi basta che augurarvi buoni decimi Hunger Games.


martedì 19 maggio 2020

Recensione: L'orso e L'usignolo di Katherine Arden


Casa Editrice: Fanucci editore
Genere: Fantasy
Pubblicazione: aprile 2019
Pagine: 304
Voto:

In uno sperduto villaggio ai confini della tundra russa, l'inverno dura la maggior parte dell'anno e i cumuli di neve crescono più alti delle case. Ma a Vasilisa e ai suoi fratelli Kolja e Alësa tutto questo piace, perché adorano stare riuniti accanto al fuoco ascoltando le fiabe della balia Dunja. Vasja ama soprattutto la storia del re dell'inverno, il demone dagli occhi blu che tutti temono ma che a lei non fa alcuna paura. Vasilisa, infatti, non è una bambina come le altre, può "vedere" e comunicare con gli spiriti della casa e della natura. Il suo, però, è un dono pericoloso che si guarda bene dal rivelare, finché la sua matrigna e un prete da poco giunto nel villaggio, proibendo i culti tradizionali, compromettono gli equilibri dell'intera comunità: le colture non danno più frutti, il freddo si fa insopportabile, le persone vengono attaccate da strane creature e la vita di tutti è in pericolo. Vasilisa è l'unica che può salvare il villaggio dal Male, ma per farlo deve entrare nel mondo degli antichi racconti, inoltrarsi nel bosco e affrontare la più grande minaccia di sempre: l'Orso, lo spaventoso dio che si nutre della paura degli uomini.

Buongiorno lettori, quello di cui parliamo oggi è uno dei libri che mi ha maggiormente catturato nel corso del 2020. L’orso e l’usignolo è il primo libro della trilogia de “la notte dell’inverno”, una serie fantasy ambientata in Russia, in cui ritroviamo un mix di folklore e tradizione Russi.  La trama è già molto ben spiegata nella sua parte dedicata quindi andrò subito a parlare delle mie impressioni.
Partiamo subito dalla protagonista della storia Vasilisa, una bambina che noi conosciamo già prima della sua nascita. Infatti la storia parte proprio da quando Marina, madre di Vasilisa, scopre di essere incinta. Dopo aver discusso ed aver esposto le sue ragioni Marina porta avanti la gravidanza e morirà dando alla luce Vasja, che di certo non sarà una bambina normale. Noi la vediamo crescere, e conosciamo fin da subito una bambina molto coraggiosa, testarda e spericolata. Come protagonista è sicuramente ben caratterizzata, ed ho anche apprezzato il fatto che certe sue scelte ed atteggiamenti risultino abbastanza infantili, visto la sua giovane età.  Il Padre di Vasja si risposerà con Anna, che fin da subito non avrà molta affinità con la nostra piccola protagonista. La storia si accende e diventa molto interessante quando padre Konstantin arriverà nel piccolo villaggio dove abita la nostra protagonista. Ecco una delle tematiche presenti nel libro è sicuramente la religione. Ci vengono messe a confronto i credo della religione, rispetto alle credenze popolari e questa cosa viene fatta in maniere anche abbastanza diretta. Devo ammettere che mi è piaciuta molto questa tematica. Padre Konstantin mi è sembrato un ottimo personaggio, messo sempre un po’ in dubbio. Ma il vero personaggio emblematico del racconto è Morozko, il re dell’inverno, colui che è sempre stato al centro di tante storie raccontante intorno al fuoco. Morozko è uno di quei personaggi che sembrano prima cattivi, poi buoni, ma che non riesce a convincerti fino infondo. Come poi non parlarvi di tutte quelle piccole creature che solo Vasja riesce a vedere?! Gli spiritelli sono molto carini aggiungono quel tocco di magia che adoro, abbiamo lo spirto della casa, del fiume, del bosco, della stalla e così via. Vasilisa riesce a comunicare con loro, e cosa molto importante imparerà a parlare con i cavalli.
Dopo avervi parlato un po’ dei personaggi che incontriamo in questo libro vi parlo della cosa che mi ha conquistato più di tutte, lo stile di scrittura. Questo libro è scritto quasi fosse una favola, si procede in modo lento e non ci sono parti di vera e propria azione. Nonostante questo ho amato lo stile, non l’ho mai trovato prolisso e mi è piaciuto molto il lento inizio e il coinvolgere il lettore pian piano. Per la narrazione l’autrice ha adottato la tecnica del narratore in terza persona,  cosa che ho apprezzato così si possono esplorare maggiormente i personaggi. Verso metà libro c’è un attimo di calo, ma devo dire che si è ripreso subito e molto bene.
Il folklore russo è molto presente e ben fatto. Io non so praticamente nulla di questo, ma mi sono trovata molto coinvolta. Ci sono molti termini russi, quindi si nota un accurata ricerca da parte dell’autrice, e di ogni termine viene spiegato il significato. Alla fine abbiamo anche un glossario dove ci viene elencato tutto, mentre sul testo abbiamo le note alle parole a noi sconosciute. (Leggendo il libro in e-book ho visto il glossario solo a fine lettura -.-‘)
Questo libro lo consigli anche se volete dare una possibilità alla serie, perché a mio parere, finisce in un modo che può anche ritenersi un po’ conclusivo, lascia quella voglia di saperne di più, ma si conclude una parte della vita della protagonista.  Certo da questo libro non bisogna aspettarsi molta azione, perché è quasi nulla, ma veniamo catapultati in un mondo un po’ delle favole, la casetta vicino al bosco, le credenze popolari, gli spiritelli, ecco questo libro lo consiglio a chi ha voglia di ritrovare quell’atmosfera un po’ magica delle fiabe, chi ha voglia di conoscere il folklore russo e farsene catturare come in una notte d’inverno. 

giovedì 14 maggio 2020

Una mummia dell'armadio di H.Joking


Casa editrice: Triskell Edizioni
Genere: Fantasy Romance
Pubblicazione: Marzo 2020
Pagine: 268
Voto:

Ah, l’antico Egitto, le piramidi, la sfinge… i misteri dei faraoni.
La storia mi ha sempre affascinata, lo ammetto, ma mai avrei pensato che un giorno mi sarei portata a casa… una mummia!
No, non l’ho trafugata dal suo sarcofago per i suoi tesori. Per chi mi avete presa?
In realtà è molto peggio di così.
Mi credereste se vi dicessi che la mummia è viva? Lo so, io stessa mi prenderei per pazza. Io, che da sempre ho un’indole positivista. “Provare per credere”.
Eh sì, solo che non potevo non crederci visto che Reshef ha ripreso vita davanti ai miei occhi, mandando a farsi friggere tutte le mie certezze. E la mia tranquillità.
Già. Avete mai provato a vivere con un faraone? Non è sempre la personcina più docile del pianeta. Soprattutto quando si mette in testa qualcosa. Tipo di recuperare i suoi vasi canopi, cosa che gli permetterà di riprendere sembianza umane… O di scoprire chi lo ha ucciso.
Beh, risolvere un mistero di 3000 anni fa, certo, che ci vuole?



Buongiorno lettori, eccomi qui per parlarvi di un  libro che mi è stato gentilmente inviato da un autrice emergente “Una mummia nell’armadio”.
Appena ho letto la trama mi sono detta perché non provare ad immergermi in una storia con sfumature egiziane, (periodo della storia che mi affascina molto) ma allo stesso tempo ambientata ai giorni nostri?! Così ho deciso di dare un opportunità al libro, che però non mi ha pienamente convinta.
Partiamo dalla trama del libro dove troviamo Daphne, ragazza adolescente con occhi chiari  e capelli biondi, insieme a dei suoi compagni di classe in una gita al museo egizio. Durante questa visita al museo succede qualcosa di strano e magico, un terremoto, che sente solo lei, risveglierà delle mummie che uscite dal loro sarcofago prenderanno vita.  Daphne, presa dal panico, deciderà di portare a casa le mummie, che si scopriranno essere il potente faraone Reshef e i suoi servitori. Da qui inizia tutta una serie di avventure, che Daphne, Reshef e i suoi servi, dovranno affrontare per riuscire a riportare gli egizi al proprio tempo, per far si che il loro popolo sia sano e salvo.
Devo ammettere che ho apprezzato, anche se trovato abbastanza scontato, il richiamo al film una notte al museo.  Lo stile di scrittura l’ho trovato semplice e scorrevole. Diciamo che nel complesso è un libro che si fa leggere molto velocemente, ed è anche abbastanza coinvolgente il fatto è che ho trovato cose che proprio non sono riuscita ad apprezzare.
Partiamo dai personaggi, troppo poco approfonditi. Daphne la vediamo come una ragazza timida ma molto sveglia, mentre Reshef, il grande faraone,  molto autoritario e deciso. Altri personaggi per nulla o veramente poco caratterizzati. A mio parere, un personaggio come un faraone, aveva la possibilità di essere caratterizzato molto meglio. Parliamo ora del personaggio più inutile e che ho odiato della storia, la madre di Daphne. No proprio non ci siamo!  Concertata così tanto su se stessa da non accorgersi che la figlia nasconde in camera delle mummie!!  Questa cosa mi ha fatto innervosire, si che pariamo di Fantasy, ma un minimo di reale. Già solo l’odore ti dovrebbe far capire qualcosa. Altro personaggio inutile è il professore di Daphne, da cui lei si reca insieme alla mummia per chiedere consiglio. Ovviamente la tua studentessa arriva a casa tua con una mummia che sì è risvegliata e be non diciamo nulla a parte essere un po’ stupiti.
Oltre a questi due punti c’è il terzo punto, che è forse proprio dove l’autrice voleva andare a parare, e be purtroppo con me non ci è riuscita, la storia d’amore tra Daphne e Reshef. Ragazzi per me è un no gigantesco! Prima cosa è una storia che nasce da non ho capito cosa. L’autorità del faraone? Il suo potere ammaliante? L’insicurezza di Daphne? Il suo essere così gentile da volerli aiutare? Per me questi punti, pur essendo presenti, non fanno si che si posso avere una sorta di amore che rimane sempre un po’ vago.
Detto questo avrete capito che il libro l’ho apprezzato molto di più per il suo lato storico, la voglia di un faraone di tornare dal suo popolo, mentre non mi è affatto piaciuta la parte più romance del romanzo. L’ho trovata molto superficiale e probabilmente adatta ad un pubblico più giovane.
Se avete voglia di una storia d’amore che viaggi nel tempo, con una scrittura scorrevole e che non vi dai troppi pensieri, ecco il libro che fa per voi. Io consiglio questo libro ad un pubblico più giovane in quanto potrebbe apprezzare di più quello che , a mio parere, l’autrice voleva andare a raccontare. 

mercoledì 8 aprile 2020

Recensione: La Nube purpurea di M.P. Shiel


Casa Editrice: Mondadori
Genere: Distopico
Pubblicazione: 1901/2020
Pagine: 312
Voto: 


Un vapore mortale - dall'inquietante luce purpurea e dall'inebriante profumo di fiori di pesco - spazza il mondo e annienta tutte le creature viventi. Rimane un unico uomo, Adam Jeffson, medico, reduce da una missione esplorativa nell'Artico. Come un Robinson Crusoe apocalittico, Adam inizia la sua epopea per la sopravvivenza. Ma, a differenza di Robinson, non è relegato su un'isola: a sua disposizione ha l'intero pianeta, un mondo silenzioso e devastato. E se l'eroe di Defoe faceva ricorso a tutte le più sottili doti del raziocinio e dell'intelligenza, Adam sprofonda invece nella follia, passando per i deliri e le allucinazioni della solitudine più profonda. Tuttavia una lucidità visionaria si fa lentamente strada nella sua mente, ed egli diventa infine consapevole che la sua sopravvivenza non è casuale e che il suo destino - e quello della razza umana - fa parte di un piano più vasto. Pubblicato agli albori del Ventesimo secolo, "La nube purpurea" è riconosciuto come uno dei grandi capolavori della fantascienza: un grandioso racconto emblematico dei più sinistri incubi novecenteschi, ma anche un'epica vicenda di rovina e rinascita, fine e principio.


Buongiorno lettori, oggi sono qui per parlavi de “ La nube Purpurea” di M.P. Shiel
Questo è un libro di genere distopico, scritto all’inizio del 900’, ma che a mio parere rispecchia molto bene anche la società di oggi.
Il libro parla di Adam, che al ritorno di una spedizione per il Polo, scopre che tutto il mondo è morto avvelenato da una nube. Il nostro protagonista si ritrova così da solo, con l’intero pianeta a disposizione.
Il romanzo parte con Adam, un medico, amico di una selezione di persone che partirà per una spedizione verso il Polo, luogo della terra che non è stato ancora visto da nessun uomo. Dopo una serie di varie circostanze, il medico che doveva partire viene trovato morto e quindi Adam prenderà il suo posto in questa missione quasi impossibile.  Ci viene inoltre detto che sono partite molte spedizioni per il Polo, ma che mai nessuna è riuscita.
Adam parte così, insieme ad altre persone, con la Boreal nave che li condurrà verso il Polo. Con la nave possono arrivare fino ad un certo punto, poi dovranno continuare a piedi, con i cani da slitta. Adam non doveva neanche essere su quella nave, così come all’inizio non dove essere tra le cinque persone che partivano a piedi per il polo. Durante il percorso verso il Polo il nostro protagonista inizia a cambiare, fin che arrivati vicino al Polo, lascerà i suoi compagni per raggiungere a destinazione da solo. Una volta arrivato rimane sconvolto da ciò che vede e così decide di intraprendere il percorso per tornare alla nave. Nel mentre passano gli anni, diversi anni, e lui sempre da solo con le sue forze, e le sue conoscenze riuscirà ad arrivare alla nave, ma scoprirà una cosa terribile, sono tutti morti. La cosa stana è che sembrano morti facendo le solite attività, come se a morte fosse stata una morte improvvisa. Una volta riuscito a riavviare la nave perseguirà verso l’Inghilterra trovando durante il suo cammino navi e imbarcazioni devastate dalla morte. Tutto intorno a lui ha le sembianze della morte, ma la speranza è la terra ferma. Una volta raggiunta la terra ferma il suo timore diventa realtà e pian piano capisce che l’intera terra è stata sterminata da una nube e lui è l’unico rimasto in vita. Una volta arrivato a questo punto sarà un viaggio per l’intera terra e dentro se stesso.
Il libro mi è piaciuto davvero molto, è sicuramente un libro molto introspettivo, e con molti punti di riflessione.
Lo stile è molto fluido, anche se scritto nel 900, non presenta molti dialoghi il testo ben si tante descrizioni. Solitamente non amo molto le descrizioni, ma in questo libro le ho trovate perfette. Mai troppo eccessive, sempre descrizioni giuste, riuscivo sempre ad immaginare dove fosse il protagonista, cosa stesse osservando, e cosa stesse provando. Infatti, anche dal lato caratteriale ho trovato scritto il testo molto bene. Solo nella parte centrale del libro l’ho trovato un po' ripetitivo, ma forse è proprio l’intento dell’autore, in quanto il protagonista più va avanti, più trova morte e desolazione ed inizia a rassegnarsi.
Il finale mi ha sorpreso, devo ammettere che per tutto il tempo ho pensato che finisse in un modo, invece poi cambia completamente.
La parte psicologica di Adam l’ho adorata. Vediamo come cambia lentamente, scivolando pian piano nella follia, perché essere solo sull’intera terra non mi sembra proprio così tanto bello, facendo finta con sé stesso di non stare impazzendo.
Mi è piaciuto molto quando verso metà libro decide di costruire qualcosa, perché non l’ho vedrà mai nessuno se non Dio.
Leggere questo libro in questo momento storico mi ha fatto capire quanto l’animo umano resta sempre uguale, nonostante i progressi del mondo. Vediamo la gente che sa che sarà colpita dalla morte cercare di scappare, fuggire in capo al mondo per cercare di sopravvivere. Ecco difronte alla paura della morte la descrizione che Shiel in un libro scritto più di 100 anni fa è la stessa descrizione che una qualsiasi persona può dare oggi.
Infine, per chi è amante del genere questo sarà un grande classico, mentre per chi si approccia sarà una bellissima scoperta del genere distopico.

martedì 3 marzo 2020

Recensione: é un problema di Agatha Christie


Casa Editrice: Mondadori    
Genere: Giallo
Pubblicazione: 1981/2018
Pagine: 212
Voto:

Aristides Leonides, ultraottantenne miliardario di origine greca, ha da poco sposato una giovane di umili origini, Brenda, nonostante la feroce opposizione di tutta la famiglia, costituita da figli, nuore, nipoti e dalla sorella nubile della prima moglie. Quando Aristides muore, perché qualcuno ha sostituito l'insulina contenuta in una fiala con una sostanza letale, la famiglia Leonides unanime punta il dito accusatore contro Brenda e contro Lawrence Brown, il precettore dei nipoti sospettato di avere una relazione con Brenda. Anche la polizia non trascura questa traccia, ma sembra che le indagini non riescano a fare piena luce sulla vicenda: la famiglia Leonides comincia a temere di essere costretta a vivere costantemente con la certezza che un suo componente é un assassino, quando... Pubblicato nel 1949, questo romanzo nel quale non compaiono i tradizionali protagonisti della Christie, é sempre stato considerato dall'autrice come il suo preferito.

Buongiorno lettori, eccoci arrivati alla seconda tappa della #readchristie2020. Per questo mese bisognava scegliere un libro amato dalla scrittrice, ovviamente tra i suoi scritti, e io ho scelto è un problema.
Attirata principalmente dalla trama e anche dal fatto di leggere una storia senza il celebre investigatore, mi sono buttata sulla lettura che non mi ha entusiasmato più di tanto.
La trama in sé era anche interessante, un ottantenne con molti soldi, sposato da poco con una ragazza giovane, e una famiglia che per l’omicidio del capo famiglia incolpa la novella sposa. Una famiglia un po' sbilenca come la casa in cui abitano. Io personalmente ho sentito molto l’assenza dell’investigatore Poirot, mi sono mancate le battute e la sottile ironia. Il protagonista del romanzo è un giovane ragazzo, promesso sposo della nipote di Aristides, padre di un poliziotto che verrà posizionato nella casa con lo scopo di scoprire il più possibile sulla famiglia per smascherare il colpevole.
A differenza di molti romanzi della Christie, in questo non sono riuscita ad empatizzare con nessuno dei personaggi. Solitamente mi sento parte della storia, mentre qui mi sembrava di essere una spettatrice esterna, e forse per questo motivo non sono riuscita ad apprezzare a pieno il romanzo.
Il colpevole indubbiamente mi è piaciuto. Nel pieno stile della Christie, che mi ha stupito, anche se con un movente un po' debole.
Non è una tra i migliori romanzi della Christie, ma l’ho comunque apprezzato, ed è riuscita ad ingannarmi lo stesso facendo dubitare di quasi tutti i componenti della famiglia.
Insomma, una lettura buona, ma non ottima consigliata a chi si è già approcciato all’autrice.