mercoledì 22 maggio 2019

Recensione: Trappola per topi di Agatha Christie


Casa editrice: Mondadori
Genere: Giallo
Pubblicazione: 1 edizione settembre 1982
Pagine: 145
Voto:



Cinque strani clienti e i proprietari sono isolati in una locanda. Tra loro si nasconde un assassino psicopatico che ha già ucciso una persona a Londra. Ma sotto quale travestimento si maschera l'assassino? Ciascuno dei presenti sembra avere qualcosa da nascondere. Toccherà al sergente Trotter, inviato sul posto, risolvere l'enigma


Buongiorno lettori, oggi partecipo pure io alla rubrica del Martedì con delitto, per parlavi di uno dei più famosi romanzi della Christie, vale a dire trappola per topi.
Ho letto questo libro durante la Red-a-thon che ho affrontato nel periodo di Pasqua. Devo dire la verità fin che non ho aperto il libro non sapevo che si trattasse di una commedia teatrale. Con il termine commedia si va ad indicare un tipo di spettacolo teatrale molto in voga negli anni 60 in Inghilterra, che però la scrittrice reinterpreta a modo suo inserendo in questi racconti sempre il tema giallo, ma alleggerito da parti leggermente più comiche.
Alcune delle opere sono state prima scritte sotto forma di romanzo e poi adattate per il teatro. Altre, tipo questa, nascono proprio come sceneggiature teatrali, la più famosa di tutti è sicuramente Dici piccoli indiani. (che ora devo assolutamente leggere!!)
Fatta questa introduzione avrete capito che ovviamente non posso analizzarlo come un romanzo, ma devo prendere in considerazione aspetti diversi. Innanzi tutto non abbiamo una storia molto lunga e quindi si arriva velocemente alla conclusione.
Secondo punto per me molto importate da tenere in considerazione, essendo un opere teatrale non abbiamo modo di capire i pensieri dei personaggi. Io personalmente ho solo letto romanzi con protagonista Poirot, mi sono abituata a seguire i suoi ragionamenti, le sue indagini, ad ascoltare le sue piccole domande che sembrano innocue ma che sono molto interessanti. Qui ovviamente non c’è nulla di tutto ciò. Sia perché non c’è il mio amato investigatore belga, sia perché essendo una commenda si basa molto di più su movimenti, azioni, espressioni e luoghi dove si trovano i personaggi.
La commedia si svolge nella locanda dei coniugi Ralston, dove alloggiano cinque strani clienti. Tra di loro si nasconde l’assassino che ha già ucciso qualcuno a Londra e ora sta per avvenire un altro omicidio. Bloccati da una tempesta di neve, nessuno può fuggire e tutti inizieranno a domandarsi chi sia l’assassino finendo a dubitare persino delle persone che conoscono da sempre.
La storia che ci viene raccontata è collegata ad un fatto passato che ha toccato, anche se in modi diversi, tutte le persone presenti nella locanda. Devo dire che questo non mi è piaciuto perché non viene spiegato molto bene. Se mi colleghi un fatto che sta accadendo ora, ad un affatto avvenuto nel passato mi devi spiegare bene il fatto accaduto nel passato, se no io lettore non capisco nulla. Alla fine della commedia avremo tutte le spiegazioni ma nel mezzo non ci capisci molto.
Essendo molto breve i personaggi mi sono scivolati addosso, caratterizzati diversamente uno dall’altro come è solita fare la scrittrice, ma non ho avuto modo di farmeli piacere particolarmente.
Parte interessante è la port fazione del libro. Dove ci vengono spiegate molte cose, ed è molto più comprensibile anche la commedia. Non ci viene solo spigata questa commedia ma un po' tutto il mondo delle commedie gialle e dello stile della Christie.
Quella parte l’avrei sottolineata tutta! Si parte dal teatro della scrittrice, a come creare suspence, all’argomento legato alla famiglia presente in molte opere, a come influisce l’essere isolati in un romanzo giallo. Quest’ultimo punto mi ha colpito molto perché spiega quelle piccole sezioni che percepisce anche il lettore sapendo che i personaggi sono in un luogo (esempio la locanda o un treno) da dove non possono fuggire e dove nessuno può arrivare.
Nella post-fazione ci viene anche spiegato come sia diverso intrattenere il pubblico per quanto riguarda un romanzo, quindi una lettura, o uno spettatore visivo quindi cinema o teatro. Abbiamo molte meno parti inutili nel cinema o teatro, l’ambientazione la descrizione fisica dei personaggi si intuisce guardando, mentre in un libro deve essere descritta in ottimo modo per farla comprendere al lettore.
Ora mi rimane da dirvi di recuperare la commedia e leggerla, perché se solitamente amate la Christie qui la adorerete. 

mercoledì 15 maggio 2019

Recensione: La regina del nord di Rebecca Ross

Casa editrice: Piemme
Genere: Fantasy
Pubblicazione: 16 ottobre 2018
Pagine: 370
Voto:

Regno di Valenia, 1566. Sono passati sette anni dall'arrivo di Brianna nella prestigiosa Magnalia, la scuola per giovani prescelte che ambiscono a perfezionare la propria vocazione ed essere adottate da un patrono. Brianna però è l'unica allieva a non aver mai mostrato doti particolari e, se non fosse stato per l'enigmatico maestro Cartier, non avrebbe trovato la sua vocazione tra Arte, Musica, Teatro, Eloquenza e Sapienza. Ma alla cerimonia finale, il peggior timore della ragazza diventa realtà, e Brianna rimane l'unica senza un patrono. Ancora non sa che dietro allo spiacevole imprevisto si cela la sua più grande fortuna. Lo scoprirà solo quando un misterioso nobile - troppo esperto con la spada per essere un semplice protettore - la sceglierà. Brianna si troverà allora dentro un vortice di intrighi e piani segreti per rovesciare il re e ripristinare sul trono l'antica legittima monarchia, tutta femminile. Perché ci fu un tempo in cui sul Nord regnavano le regine. Ed è ora che quel tempo ritorni.



Buongiorno amici lettori, eccomi finalmente tornare con un fantasy. Era da un po' di tempo che non leggevo fantasy, diciamo da dopo la grande delusione del Il Sognatore.  Devo dire che ho trovato un bellissimo libro per farmi riavvicinarmi al genere.
Vi dico già che non è un libro perfetto, ha le sue pecche, i lati prevedibili ma tutto sommato mi ha rapita e le quasi 400 pagine sono volate in pochi giorni.
Il libro ci trasporta in un’epoca assai lontana nel 1566 in Valenia. Devo dire che dai nomi e dai paesaggi descritti presumo si possa collocare in un attuale Francia. La storia parte da una prestigiosa scuola per giovani ragazze che studiano una determinata arte per venire scelte da un patrono. La nostra Brianna viene accettata in questa Scuola non proprio per le sue doti in un’arte, anzi lei stessa faticherà per trovare la sua strada, ma per il nome di suo padre. Un padre che Brianna non conosce, non ha mai visto e anzi di cui non sa nemmeno il nome. Sa solo una cosa di suo padre, abita nel Regno del Nord, in Maevania. Nella prima parte del racconto ci viene mostrata la vita di Brianna, una ragazza normale all’età di diciassette anni, ci viene spiegato come funziona la sua scuola e come le sei ragazze sino molto unite tra di loro.
Nella vita di Brianna però c’è sempre aperto un dubbio, un qualcosa che nessuno le ha mai spiegato, chi è suo padre? Lei stessa è molto affascinata da tutto quello che riguarda la Maevania, le tradizioni diverse, gli usi e i costumi diversi, e la potenza delle donne in quel Regno. Esso infatti è sempre stato governato da Regine fin che un Re non ha rubato il potere, al casato che regnava. Per rimettere sul trono una regina occorrerebbe una guerra, ma senza la Pietra di Evanteline è impossibile. Questa pietra è dotata di poteri magici ed è l’unica cosa che può fare cadere l’attuale Re, ma la pietra non è mai stata più vista.
Un giorno mentre è a Magnaia, Brianna sfoglia un libro imprestatogli da Cartier, il suo professore, e le capita una cosa molto strana, si connette con i pensieri e le azioni di un suo antenato ed è proprio lui che sa dove si nasconde la pietra di Evanteline.
Da qui in poi non posso dirvi molto se non che troverete molti intrighi politici e famigliari. La storia come avevo detto è a tratti banale. La nostra protagonista ha una capacità particolare è molte cose dipendono da lei. Però mi è piaciuto come si svolge il tutto. I personaggi sono caratterizzati in un bel modo, anche se tendono ad affezionarsi troppo velocemente. Quando Brianna troverà un patrono, lui dal primo instante la tratta come se fosse la figlia di sangue, e a me sembra esagerato.
Una parte che ho adorato sono gli intrighi politici, tante volte semplici ma efficaci. Su questo punto non posso dirvi nulla tranne… saltate le prime pagine del libro dove vengono elencate le dinastie dei casati!! Ci sono spoiler enormi!!
All’interno del libro c’è anche una storia d’amore, un amore che si può percepire fin da subito. Non sono impazzita ne gioia né di dolore è una parte di storia che mi è stata molto indifferente.
 Ho invece ammirato come si distinguono i due regni. In uno la donna è guerriera al potere, nell’altro è “oggetto” dell’uomo. In uno bisogna mangiare sempre composti, fare riverenze e farsi servire a tavola, nell’altro si mangia tutti assieme, un vassoio in mezzo alla tavola e ci si divide il cibo. Molto bello che questa distinzione la troviamo anche nella caratterizzazione dei personaggi.
 Devo però dire che questo libro è perfetto così e anche se il secondo si trova solo in inglese non so cosa ne potrebbe uscire, visto che la storia è praticamente conclusa. 



giovedì 11 aprile 2019

Recensione: La famiglia Winshaw di Jomathan Coe

Casa editrice: Feltrinelli
Genere: narrativa
Pubblicazione: 24 ottobre 2014
Pagine. 478
Voto: 


Un romanzo, in cui l'io narrante - lo spaesato scrittore Michael Owen - si muove fra la propria storia di illusioni e trame adolescenziali, di ambizioni azzoppate e di amori frustrati, e quella di una famiglia di rapaci dominatori, gli Winshaw. Saldamente insediati ai posti di comando della finanza e della società inglesi, i componenti della famiglia Winshaw incarnano il delirio di potere che ha segnato gli anni di Margaret Thatcher, portando l'Inghilterra allo sfascio.



Nuovi amori e come incontrarli! Buongiorno lettori, oggi vi parlo di un libro, e particolarmente di un autore – scoperto grazie a uno dei tanti gruppi di lettura a cui partecipo – del quale mi sentirete parlare molto. Perché? Perché è semplicemente un genio, un artista, uno scrittore di quelli con la S maiuscola! E io mi sono follemente innamorata di lui.


Il suo stile di scrittura è intenso e penetrante, ma allo stesso tempo leggero e scorrevole. Ti cattura. La struttura di questo libro è molto accattivante, cosa che ho apprezzato maggiormente, e soprattutto cosa che esalta ancora di più la sua genialaggine! È il primo libro che leggo di questo autore – ma ne ho già finiti altri 2 e comprati almeno 3 – e sono veramente ammaliata dalla sua bravura. Coe sfrutta la storia, il suo teatrino, per parlare, e quasi denunciare, fatti di cronaca e spesso volentieri di politica. Costruisce una satira molto sottile che ti sbalordisce.


Questo libro, come si capisce dal titolo, parla appunto della famiglia Winshaw – no, ho controllato, non esiste realmente – e attraverso tutti i suoi componenti tesse le fila per un romanzo straordinario. Abbiamo interi capitoli dedicati a un personaggio – tutti ovviamente ai vertici della finanza/politica/società – inframezzati a capitoli passati e attuali di uno scrittore, Michael Owen. Scrittore contattato per scrivere un romanzo proprio su questa meschina famiglia.



L’originalità di questo romanzo non sta solo nella scrittura e nei temi raccontati, ma soprattutto nella struttura. Troviamo capitoli elaborati in maniera molto diversa fra loro, in quanto si tratta quasi di un libro dentro a un libro. Sono appunti veri e propri che Owen prende durante gli anni per la stesura del suo romanzo, ma non solo. Sono scritti tutti in maniera diversa, alcuni discorsivi, altri con date e personaggi tutti asteriscati con notine a piè di pagina. Insomma quello che può sembrare un accozzaglia di stili, e inizialmente disorientare, risulta invece essere il punto forte di questo libro. Pagina dopo pagina non si può far altro che amare tutto questo.


Non mancano di certo i colpi di scena e gli intrighi, il giusto mix collocato al punto e al momento giusto. Insomma un libro con tutti gli ingredienti per colpire il cuore del lettore. Non posso quindi far altro che consigliarvelo, e darvi appuntamento alla prossima tappa del “CoeFanClub”! 😂😂


Ps: altra nota di merito da aggiungere a quanto detto fin ora → il libro cartaceo è veramente stupendo, molto maneggevole e comodo, e oltretutto lo potete trovare in “edizione economica” per soli dieci euro. Un affare insomma!
Vi ho convinto?







lunedì 8 aprile 2019

Recensione: Favola blu di sonia Perin


Casa Editrice:  You can print
Genere: Fantasy, Biografia
Pubblicazione: 22 gennaio 2019
Pagine: 82
Voto:

Principessa Bubu ha vissuto su questa terra. Era una bellissima ragazza con la Fibrosi Cistica.
Trasformata in una favola la sua vita si svolge tra castelli e i Maghi di Monte Veron. Nella realtà Monte Veron è il centro per la Fibrosi Cistica di Verona. E i maghi sono i medici che l’hanno curata. Lei vive la sua vita cavalcando cavalli alati che la portano in paesi dove spera di vincere la sua malattia. Le sue amiche diventano principesse che le stanno vicine nella sua lotta. A Monte Gamo, Bergamo, si prepara per il trapianto di fegato e polmoni. La vittoria sulla morte sembra vicina, ma il destino ha deciso in maniera diversa. Verso la fine la favola si confonde con la realtà e Bubu torna a essere Barbara, una figlia amata da una mamma che le sta sempre vicina. L’ultimo giorno ritorna favola, quando le Fate incombono e vogliono strapparla dalle braccia di Regina.
La principessa Bubu è afflitta da una grave malattia, lo stile è molto diverso dai soliti libri, con frasi breve e ad impatto che a tratti sembrano quasi un poesia, diretta e armoniosa.

Storie di una vita difficile e complicata, vengono tramutate in una fiaba dal sapore medievale. 
Di solito si dice in questi casi che il finale della storia è commovente ma in questo caso tutto il libro riesce a toccarti nel profondo. Questo perché si percepisce che l’autrice ci ha messo tutta se stessa nel raccontare quella che di sicuro è la storia più importante della sua vita.
Il libro è davvero toccante, ci insegna a non arrenderci mai, a guardare al futuro portando però tutti i dolori del passato con noi perché sono proprio quelli e darci la forza per affrontare le nuove sfide che ci attendono. 
 
E' una lettura indubbiamente piacevole ma vi sfido a finire il libro senza versare una lacrima... Consigliatissimo se cercate una lettura breve ma in grado di toccarvi il cuore!  
   
 

venerdì 5 aprile 2019

Parole in giacca e cravatta: Mansfield Park di Jane Austen



Casa editrice: Newton Compton
Genere: classico
Prima pubblicazione: 1814
Pubblicazione casa editrice: 17 marzo 2013
Pagine: 384
Voto:


Mansfield Park, uno dei romanzi più noti e discussi di Jane Austen, narra la storia di Fanny Price. Adottata, ancora bambina, dagli zii Sir Thomas e Lady Bertram, Fanny viene accolta e allevata nella loro lussuosa proprietà di Mansfield Park. Qui cresce, parente povera in un ambiente d’élite, e misura tutta la distanza fra il proprio modello educativo – fondato sul senso del dovere, l’abnegazione, la virtù – e quello, in particolare, della spregiudicata Mary Crawford. Alla fine la protagonista sposerà il cugino Edmund, figlio di Sir Thomas, e con lui si stabilirà definitivamente a Mansfield Park. Al di là dell’apparente trionfo della morale tradizionale, la narrazione contiene un’implicita e corrosiva critica della cultura dominante del primo Ottocento: Fanny – suggerisce l’autrice – realizza, infatti, l’ascesa sociale al prezzo della negazione della propria libertà e spontaneità. Mansfield Park ha il suo vero centro nel tema scottante dell’educazione femminile e dimostra tutta la modernità di Jane Austen, le cui opere, non a caso, conoscono oggi uno straordinario e duraturo successo, coronato anche da fortunate trasposizioni cinematografiche.

Buongiorno lettori! La mia avventura con i classici prosegue – quasi – a gonfie vele, e questo mese vi parlo di Mansfield Park! Libro forse tra i meno conosciuti di Jane Austen che ci ha fatto molto discutere!! Per quanto mi riguarda si è trattato del primo libro di questa autrice, e ovviamente la solita sfortuna, ne è uscito fuori essere più o meno il peggiore tra tutti i suoi scritti. Ottimo insomma per me, che già di mio ho tendenze a bocciare i “capolavori”.


Grazie a questo libro credo non toccherò altro di Jane Austen per almeno 3 anni – uno per ogni tappa – nonostante i consigli di tutti a non fermarmi qui. Avete presente la noia? Ecco è sinonimo di Mansfield Park. Tralasciamo la trama, che può essere o no nelle corde del lettore – ovviamente non è stata nelle mie – ma mi aspettavo almeno di trovarci un qualcosa. Ironia, freschezza, modernità, tutte caratteristiche con cui questa autrice mi è sempre stata descritta. E invece nulla. Nessuno di questi elementi che potesse almeno farmi apprezzare il suo stile.


I personaggi poi non hanno di certo aiutato a rendere il ritmo più scorrevole e incalzante, anzi...mi hanno fatta addormentare. Tutto molto lineare, scontato e banale. La protagonista, Fanny, non l’ho apprezzata particolarmente, timidezza e ansia di piacere a tutti sono le sue più grandi caratteristiche. Le famose eroine di Jane Austen? Scordatevele! Qui troverete solo un’ameba imbalsamata. Per tutto il libro rimarrà ferma sui suoi ideali, questo è vero, ma non farà assolutamente nulla per dare un po’ di brio alla storia. Vittima degli avvenimenti.
Non vi sono derisioni alla società vittoriana da parte di nessuno – e se presenti ben celate – altra indole per cui è famosa la Austen. Tutti i personaggi sono posti sullo stesso piano, fanno parte dello stesso stato sociale, differenziandosi forse solo per la diversa istruzione ricevuta.


Per il resto sinceramente non ho molto da dirvi, quando un romanzo così ti delude profondamente e non ti lascia nessuna nota positiva, non c’è molto da dire. Nemmeno Nabokov con la sua lezione è riuscito a risollevarmi il morale, si vede che si è annoiato anche lui leggendo questo libro! Ne fa praticamente un lungo riassunto, buttando qua e là qualche spunto, e affermando sempre i suoi forti ideali. Ma per il resto nulla che mi facesse apprezzare maggiormente il romanzo e la sua autrice.


Posso aggiungere che questo storia è stata paragonata da Nabokov – ma anche da noi partecipanti al gruppo di lettura – a Cenerentola. Paragone molto azzeccato a mio parere, sia nei personaggi che nello svolgimento. Insomma da piccola odiavo Cenerentola, quindi non potevo non “odiare” anche Mansfield Park.


E voi l’avete letto? Mi consigliate di dare un’altra opportunità a questa autrice?





mercoledì 3 aprile 2019

Recensione: La verità sul caso Harry Quebert di Joel Diker


Casa editrice: Bompiani
Genere: Thriller
Pubblicazione: 21 maggio 2015
Pagine: 779
Voto: 
Estate 1975. Nola Kellergan, una ragazzina di 15 anni, scompare misteriosamente nella tranquilla cittadina di Aurora, New Hampshire. Le ricerche della polizia non danno alcun esito. Primavera 2008, New York. Marcus Goldman, giovane scrittore di successo, sta vivendo uno dei rischi del suo mestiere: è bloccato, non riesce a scrivere una sola riga del romanzo che da lì a poco dovrebbe consegnare al suo editore. Ma qualcosa di imprevisto accade nella sua vita: il suo amico e professore universitario Harry Quebert, uno degli scrittori più stimati d'America, viene accusato di avere ucciso la giovane Nola Kellergan. Il cadavere della ragazza viene infatti ritrovato nel giardino della villa dello scrittore, a Goose Cove, poco fuori Aurora, sulle rive dell'oceano. Convinto dell'innocenza di Harry Quebert, Marcus Goldman abbandona tutto e va nel New Hampshire per condurre la sua personale inchiesta. Marcus, dopo oltre trent'anni deve dare risposta a una domanda: chi ha ucciso Nola Kellergan? E, naturalmente, deve scrivere un romanzo di grande successo.


“La verità sul caso Harry Quebert”, un sogno di una vita andato in frantumi. Perché vi dico questo cari lettori? Beh perché, come spesso mi capita, aspettavo di leggere questo libro da anni, e il risultato è stato solamente tanta fatica e sudore, con due mesi di vita sprecati - sospiro di sollievo. È anche vero che probabilmente ci avrei messo meno se non l’avessi letto in un gruppo di lettura, ma ammetto di averlo usato come scusante per iniziare questo mattone che tanto mi spaventava. E per una volta le mie paure erano più che fondate.


Mi è stato presentato come un grande thriller, un libro da tutti acclamato, tanto da trarne una serie televisiva, da poco uscita su sky. Io invece di thriller ci ho visto ben poco. Quasi 800 pagine...pagine utili e sostanziose? Forse 100 … e questo per me è stato il problema principale di questa lettura, ma non l’unico. Non tanto la lunghezza – che di solito amo – ma più che altro la sua prolissità. Molti fatti raccontati sono stati per me inutili, tanto da sembrare inseriti apposta per allungare il brodo.


Nota di merito sicuramente va fatta all’intreccio della struttura, peccato per la narrazione. La struttura appunto è stata ben studiata dall’autore, che alterna a flashback del passato – sulla vita del Harry Quebert e la povera Nola - avvenimenti nel presente, con il protagonista, lo scrittore non che amico di HQ, Marcus. Quest’ultimo sta indagando - che poi mi domando con che merito? Mica è un poliziotto - sulle accuse che vedono Harry come l’artefice dell’omicidio della quindicenne Nola, avvenuto trent’anni prima.


Devo anche ammettere che molti avvenimenti narrati che li per li mi sembravano inutili, alla fine non servivano altro se non rafforzare la tesi e i fatti che si ritroveranno nelle ultime pagine. Potevano essere presentati in modo diverso? Assolutamente si. Per vari motivi e sotto tanti aspetti. Ma alla fine comunque tutti i pezzi combaciano, alla perfezione devo dire, anche se comunque poco verosimilmente. Inoltre molte parti le ho trovate estremamente ripetitive, cosa forse accentuata dalle “tappe” del gruppo di lettura, che bloccavano lo scorrere delle pagine e spingevano ad una più attenta riflessione. È stato infatti notato che chi non ha rispettato le tappe è ha portato subito a termine la lettura in pochi giorni non ha riscontrato le stesse difficoltà, ma anzi l’ha amato immensamente.


Altro punto molto debole del libro sono i dialoghi, scarsi, deboli, e anche questi ripetitivi. Ma soprattutto poco credibili. La storia d’amore presente all’interno del libro – non dico tra chi perché vorrei evitarvi spoiler – è costruita veramente in modo grezzo, e basata su cose ridicole soprattutto visto l’età dei suoi “protagonisti”. Tutto quello che di più banale non poteva esserci, con tanto di “ti amo” annessi. Follia per me, che già non amo particolarmente le storie d’amore.


Il caso HQ sarebbe stato chiuso mille anni prima se solo tutti avessero detto la loro verità subito – esonero giusto l’assassino dai – invece no, a Marcus tocca improvvisarsi detective cercando di strappare qualche informazione utile da tutti gli abitanti della cittadina di Aurora. Dove anche la più piccola delle cose viene nascosta rendendo tutti papabili assassini. Povero Marcus, gli tocca farsi anche delle belle figure di c*🙊 , per un colpo di scena che mi ha sconvolto e allo stesso tempo fatto morire dal ridere. Non volevo crederci!! Il colpo di scena ci stava anche, ma è stato il modo in cui l’autore ha scelto di rivelarlo che mi ha fatto cadere le braccia e venire il latte alle ginocchia!


Non mi ha entusiasmato del tutto il finale, e tanto meno l’assassino.. la mia reazione è stata 😲 en beh? Tutte queste pagine per..questo?! Davvero? 😱😰
Le note positive sicuramente ci sono state, vedi gli artefatti all’inizio di ogni capitolo, con “lezioni di vita” che Harry Quebert impartisce a Marcus - molte frasi da sottolineare, anzi forse fin troppe – ma il resto mi ha solo irritata notevolmente.


Essendo un libro amato molto dal pubblico non mi sento di sconsigliarvelo a prescindere, ecco forse consiglio una lettura fatta tutta d’un fiato senza troppi pensieri. Se invece l’avete già letto fatemi sapere se a voi è piaciuto.


giovedì 28 marzo 2019

Recensione: La caduta di Aris di Laura Manea


Casa Editrice: Amazon
Genere: Fantasy, Narrativa rosa
Pubblicazione: 14 febbraio 2019    
Pagine: 265
Voto:

Odiare i nautilani.
Maelle di Aris è cresciuta con questo imperativo. Ora che Will, il loro re, ha catturato e ucciso suo padre, conquistato il regno e ridotto lei in prigionia, ogni cosa che le è stata insegnata fin da piccola trova conferma.
Nautix è il male.
O forse no?
Helios, il fratello di Will, tanto simile al re nell'aspetto ma così diverso nel carattere, sembra volerla convincere del contrario.
E se la vita che ha vissuto finora si rivelasse un'unica, enorme bugia?
A chi credere: al ricordo di un padre amorevole o a un presunto nemico?
Quando tutto crolla, puoi fidarti solo di te stesso.
Ho adorato questo libro!!! E’ la fusione perfetta tra un romanzo fantasy-medievale e un romanzo rosa! Appassionante e coinvolgente dall’inizio alla fine! La storia di Maelle vi catturerà e vi farà sognare e riscoprirete il sapore di un amore puro e romantico, dell’avventura e del pericolo!!

Maelle è un aprincipessa, dolce ma forte, cresciuta tra quelle che ora appaiono come mille pesanti bugie... dovrà affrontare tutte le sue paure e i segreti del suo passato per riuscire a scoprire la verità e per ritrovare la sua serenità.
Odierete Will e amerete Helios, preda delle emozioni cosi ben descritte in questo libro!
Un libro che sorprende fino all’ultima pagina, pieno di avventure, segreti, tradimenti e passione! Il libro è il primo di una trilogia quindi aspetto con ansia il seguito!